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Autore Topic: Mino Favini  (Letto 116 volte)

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Offline aaronwinter

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Mino Favini
« : Martedì 23 Aprile 2019, 13:47:40 »
Mino merita un thread.

Notizia segnalatami da un amico calciofilo (e cugino dello Zar Pietro Vierchowod) che ne apprezzava le doti di scopritore di talenti (incluso il cugino); doti peraltro ormai note al grande pubblico calciofilo.

Non ho potuto non confermare tali qualità, aggiungendo quelle umane. Mino, padre di un mio amico fraterno, mi aveva sempre fatto sentire a casa, in quel di Meda; dormii da loro la notte prima dell'orale di maturità (io ed il figlio eravamo gli ultimi due ad affrontare l'esame di una lunghissima teoria di maturandi, in un caldissimo inizio di Agosto), e ricordo tutte le volte che mi portava ad Orsenigo a vedere le giovanili del Como (che lui allenava e coordinava, era l'epoca di Mattioli, Galia ed altri ed il Como era in cima a tutti i Campionati di categoria). Oppure in giro per campetti di periferia, a scoprire giovani talenti nei campionati minori.

L'articolo (che contiene alcune imprecisioni) ne ricorda alcuni, ma restringendo l'elenco agli anni bergamaschi, ne dimentica tanti altri ancora più importanti, come Tardelli, Vierchowod, Zambrotta.

Mino, cognato di Bersellini (avevano impalmato due sorelle quando erano calciatori a Brescia) venne anche accostato brevemente alla Lazio, ricorderete, qualche anno fa, era la fine del Reja 2 e la Lazio pensava di costruire un progetto giovani in continuità con la prima squadra, proprio sul modello dell'Atalanta.
Per un po' ci avevo sperato, ne avevo parlato anche con il figlio, ma sapevo che Mino era uomo legato alla sua terra, ed a quel basso profilo che ha sempre tenuto nella vita.

Se ne va alla vigilia di quello  che può diventare uno dei più grandi risultati sportivi della storia dell'Atalanta, l'ingresso nel salotto buono europeo (la Coppa Italia l'hanno vinta una volta, e comunque non ne parlo, in quanto la cosa ci riguarda) e lui ne è in gran parte l'artefice. Distaccato, nell'ombra, ma artefice.

Un ultimo ricordo: quando andavo a passare serate (e spesso, la notte) da loro con la chitarra, mi chiedeva sempre di suonare Luci a San Siro.
Era innamorato di quella canzone - ed a differenza di molti che neanche ne hanno ascoltato  le parole, la amava come canzone d'amore.
La dovetti imparare e tutte le volte che la sento (spesso - la considero uno dei più bei brani della storia della musica italiana) pensavo a lui, e continuerò a farlo.
Mino è persona che merita di risiedere nei miei pensieri.

http://www.bergamonews.it/2019/04/23/addio-mino-favini-volto-onesto-pulito-del-calcio-volta/307425/

Addio Mino Favini, il volto onesto e pulito del calcio di una volta
Viaggio nei 25 anni atalantini del Mago di Meda, scomparso martedì 23 aprile a 83 anni
di Luca Bassi

Quando serviva Mino Favini c’era sempre. Disponibile e sorridente. Gentilissimo. Se avevi bisogno di un’informazione, un’intervista, una dritta, potevi essere certo che lui ti avrebbe risposto.
Non esisteva situazione per la quale ti avrebbe detto “no, preferisco non parlare”.

Anche quando uno dei suoi pupilli, quell’Alberto Grassi che un paio d’anni più tardi sarebbe stato venduto a peso d’oro al Napoli, venne squalificato per 10 giornate per un insulto razzista a un avversario, nel 2014, lui era uscito allo scoperto e non si era negato. Aveva difeso il suo allievo dalla puntuale gogna mediata, senza sminuire il fatto o condannare il giudice sportivo.
Mino Favini è stato un grandissimo talent scout, forse il migliore che sia mai esistito in Italia. Mica era soprannominato il Mago di Meda per caso. Ma, prima di tutto, è stato un grande uomo. Non esiste persona che l’abbia conosciuto – anche solo per il tempo di un’intervista – e che non abbia saputo apprezzare il suo lato umano, oltre alla sua lucidità calcistica.
Per lui formare i calciatori era la cosa più naturale del mondo. La buona condotta e lo studio valevano tanto quanto il talento: con Favini, se le pagelle scolastiche non erano buone, i giovani allievi nerazzurri avevano vita difficile.
Amava parlare di Simone Padoin, un esempio secondo lui di come giravano le cose a Zingonia: piedi educati sì, ma tecnica non proprio sopraffina. Però una grande testa e una grande maturità. Favini è sempre stato sicuro che prima o poi sarebbe “arrivato”, e Padoin oggi vanta cinque scudetti vinti con la Juventus.

All’Atalanta arrivò all’inizio degli anni ’90, su intuizione proprio di Antonio Percassi: “Dobbiamo ripartire dai giovani” gli disse il presidente, “e tu sei la persona giusta per noi”.
In 25 anni il Mago di Meda ha fatto diventare il settore giovanile bergamasco uno dei più floridi e forti d’Europa, da fare invidia anche ai grandi club.
Ha lanciato in orbita giocatori che hanno girato l’Italia e l’Europa e fatto le fortune delle casse del suo club: da Tacchinardi a Montolivo, da Bonaventura a Pelizzoli, dai gemelli Zenoni a Donati, da Zaza a Pazzini. E poi Dalla Bona, Zauri, Pinardi, Lorenzi, Locatelli. Parte del calcio italiano di fine anni ’90 e inizio 2000 è passato da Zingonia.
Nel suo cuore hanno sicuramente conservato un posto d’onore, fino all’ultimo, due persone speciali: Chicco Pisani, per il quale Favini si commuoveva ancora oggi quando lo ricordava, e Cesare Prandelli, che ha considerato come un terzo figlio (dopo Stefano e Beatrice).
Caldara, Conti, Bastoni, Gagliardini e Kessie sono stati i suoi ultimissimi regali all’Atalanta e al calcio italiano.
Con Mino Favini se ne va una grossa fetta di quel calcio onesto e pulito di una volta. Se ne va un pezzo di storia dell’Atalanta
Damose da fa (remix di aaronwinter)
Damose da fa' (feat. Disabitato)

Offline darienzo

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Re:Mino Favini
« Risposta #1 : Martedì 23 Aprile 2019, 18:25:43 »
Un bel ricordo quello postato dal Sig.Winter.

Aggiungiamo anche un'istantanea per rendere meglio onore al personaggio



Approfondendo andiamo a leggere come in realtà si chiamasse Fermo ed avesse disputato un buon numero di partite tra A e B, anche nella stessa rappresentativa bergamasca
la pace, la pace, che scocchi finalmente l'ora della grande Pax biancoceleste: via l'odio, la rabbia e gli sguardi torvi