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Autore Topic: Lazio, Milinkovic: tre minuti per cambiare la storia. E sognare il futuro...  (Letto 60 volte)

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                           Il Sergente, il Gigante. Chiamatelo come volete. Ma quando si alzato in volo per incornare la palla e buttarla in rete, nella finale contro l'Atalanta, Sergej Milinkovic Savic pi che un gigante sembrato davvero immenso. L'ennesimo colpo - letale, questa volta - alla sua vittima preferita, la Dea, ferita gi altre tre volte. "Sono ancora sotto shock": incredulo, quando ci ripensa. Grande e grosso, certo, ma ancora in grado di lasciarsi sopraffare dalle emozioni. La notte di mercoled se l' meritata, quel ragazzone serbo: dopo le critiche, dopo l'infortunio. Dopo il lavoro sodo per tornare in campo, giusto in tempo per la partita pi importante della stagione. E, alla fine, certi sforzi raramente vengono vanificati dal destino. Che gli ha regalato poco pi di un quarto d'ora per fare quello che sa  fare meglio: essere determinante, precisamente tre minuti dopo aver messo lo scarpino sul manto erboso dell'Olimpico. Pochi secondi in cui dimostrare di avere nel proprio sangue l'attitudine di chi sa fare la differenza, nonostante le luci e le ombre, le difficolt, le lacrime e i dubbi. A due giornate dalla fine del campionato, le sue valutazioni di mercato promettono di impazzire nuovamente. Ma il futuro di Sergej Milinkovic, dopo quel bacio all'aquila che porta cucita sul petto, una storia dal finale tutt'altro che gi scritto. 



LA SALITA - Che sia stata una stagione quantomeno insolita, per lui, non  questa grande scoperta. Alla consacrazione definitiva dello scorso anno, alle offerte stellari che hanno bersagliato il club - bravo a dribblarle e tenersi stretto il Sergente, superando senza drammi l'estate - hanno fatto seguito prestazioni disorientanti. In grado di rendere l'ambiente ancora pi schizofrenico, dopo le vertiginose valutazioni calcolate nelle precedenti finestre di mercato. stato insistentemente messo in dubbio: alcune sue sortite - la brutta prestazione nella sconfitta per 4-1 contro l'Eintracht, per dirne una - quando non hanno suggerito addirittura l'idea di un passo indietro, sono apparse come un'opaca e infelice stasi sul piano del suo sviluppo. Inzaghi ha sempre indicato il ritiro mancato, come grande colpevole: d'altronde, Sergej si unito alla Lazio quando la squadra era gi avanti con la preparazione. Normale sentire fatica, prima di adeguarsi ai ritmi. A maggior ragione se, a metterci il carico, ci pensa pure qualche problemino fisico.



LACRIME VERSO IL RITORNO - Mesi complicati, ma anche di crescita. Perch la realt diversa da quella che superficialmente pu apparire: Milinkovic non mai stato fermo sullo stesso punto. Anzi, non ha mai smesso di lavorare su di s. Non a caso, la Lazio sembrava tornata protagonista della corsa Champions League proprio nell'istante in cui Sergej mostrava di aver ritrovato la propria forma migliore. I suoi gol saranno anche numericamente inferiori rispetto a quelli dell'anno scorso, ma pesano come macigni. Contro il Cagliari, ha segnato e si sciolto in pianto. Poi la risalita: dal gol del pareggio con il Torino a quello, decisivo, in casa dell'Inter. Qualit. Saper incidere anche in una manciata di minuti, sbugiardare chi si affrettava a definirlo un ragazzino sopravvalutato. Contro l'Atalanta entrato in campo al volo, partito dalla panchina e ha spezzato la gara. "Con il Milan stata dura per me, dopo l'infortunio. Ma ho fatto il massimo con lo staff medico, che mi ha preparato per la partita. Il mister mi ha fatto entrare ed andata bene. Era da dopo Milano, che mi preparavo per questa partita". Sergej, ovvero la soluzione. L'esultanza, liberatoria, e il bacio sulla maglia. Il punto in cui incontrarsi e da cui ripartire.



FUTURO - E adesso, a due partite dalla fine del campionato, chiedersi quale futuro sia possibile per Milinkovic, e per la sua Lazio, sembra un quesito indispensabile. Un crocevia inevitabile. Lotito lo adora e non si sbilancia in previsioni: "Milinkovic il miglior centrocampista del campionato italiano. Ha margini di crescita perch un ragazzo giovane. La valutazione non legata solo alle qualit, ma anche alle potenzialit che ha nell'inserimento in un determinato contesto. Non soltanto un discorso economico, altrimenti l'avrei venduto". Il mancato approdo in Champions League potrebbe avere il suo peso, ma le ambizioni pi razionali vanno controbilanciate con le decisioni prese con il cuore. Scorrere la pellicola per sbirciare l'epilogo di questo film  impossibile. Ma si possono interpretare i segnali che la trama suggerisce. Pratica impaziente ma necessaria: perch il gol contro l'Atalanta vale met Coppa Italia e risolleva le voci di mercato, ridesta le sirene europee. Le milanesi e la Juventus, pi di tutti, sembrano non perderlo d'occhio. Ma il bacio all'aquila sul petto una dichiarazione d'amore. Fa il paio con le frasi pronunciate all'indomani della finale: "Speriamo di vincere altri trofei insieme". Partendo dalla Supercoppa, magari. Proseguendo ancora uniti, verso altri obiettivi. E chiss, continuando a correre insieme per trasformare quell'augurio - "che la Lazio possa arrivare sempre pi in alto" - in una promessa. Il popolo biancoceleste vuole continuare a crederci.



         

   

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