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Autore Topic: Il Presidente Lotito: "La Lazio è legalità. In Arabia per concedere possibilità di cambiamento"  (Letto 47 volte)

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Il Presidente Claudio Lotito ha incontrato l’Associazione Stampa Estera rispondendo in conferenza stampa alle domande dei giornalisti presenti:

“Dobbiamo continuare a vivere partita dopo partita. Nella Lazio c’è un forte spirito di coesione e di umiltà: c’è anche la giusta ferocia agonistica dettata dalla voglia di dimostrare. Speriamo che queste caratteristiche permangano fino alla fine della stagione, dobbiamo continuare a vivere alla giornata. Domenica siamo attesi da un test importante per capire se abbiamo acquisito la mentalità della grande squadra. È una questione di mentalità, vincere nei minuti finali è un segnale importante derivante dalla determinazione. In passato nei minuti conclusivi venivamo raggiunti e spesso abbiamo perso, ora sta accadendo il contrario. Speriamo che questo fenomeno possa continuare a manifestarsi, i ragazzi di Inzaghi si stanno divertendo e devono continuare ad avere consapevolezza dei propri mezzi, abbinata però ad un sano pragmatismo che permette di tradurre le prestazioni in risultati. Nel primo tempo di Cagliari non siamo stati incisivi, mentre nella ripresa la squadra ha messo in mostra un altro atteggiamento: bisogna fare in modo di dimostrare le proprie qualità per raggiungere determinati obiettivi. 

Alla Lazio, però, manca un riconoscimento sul piano dei comportamenti legati ad una storia antecedente alla mia gestione che aveva visto la tifoseria laziale compiere atteggiamenti non in linea con i valori del nostro Club. È una questione di correttezza, spesso veniamo definiti come una tifoseria razzista e di destra. Abbiamo messo in campo delle azioni nelle scuole e negli ospedali volte a diffondere i valori sui quali è stata fondata la nostra Società. All’estero forse non arrivano comunicazioni in tal senso e la valutazione non è aggiornata alle iniziative intraprese durante la mia gestione: noi abbiamo messo in campo degli sforzi tramite campagne promozionali che sono state un fiore all’occhiello per tutti. Abbiamo scelto di stare dalla parte della legalità, la Lazio è Ente Morale perché deve avviare i giovani al rispetto delle regole e della legalità. La valutazione che ci viene attribuita ci dà fastidio perché non ci appartiene, da quindici anni la Lazio rappresenta un altro mondo: siamo sempre stati in prima linea per combattere determinati fenomeni. Ho sempre lottato con i reati che venivano commessi all’interno delle curve, abbiamo avuto il coraggio di portare avanti iniziative volte a debellare gli illeciti. Siamo stati esempio di virtuosismo e di correttezza, vogliamo che il mondo intero ci valuti per i risultati, sul piano sportivo, e umanamente per quello che svolgiamo. Mettiamo in campo azioni al di sopra di ogni aspettativa e nessuno aveva mai avuto il coraggio di schierare queste opere. Ho appreso ed apprezzato con orgoglio il fatto che una rivista tedesca abbia segnalato la Lazio come un esempio di virtuosismo economico: nella mia gestione c’è stata una crescita economica, sportiva ed anche sul piano morale. Noi coinvolgiamo milioni di persone ed abbiamo il dovere di trasmettere valori utili nella vita di tutti i giorni e dobbiamo gestire il nostro patrimonio storico, culturale ed umano. Abbiamo una storia lunghissima, alcuni atleti della Lazio hanno contribuito anche  alla collettività italiani perdendo anche la propria vita in guerra, nei primi decenni del ‘900. 

Oggi i nostri tifosi sanno quali regole seguire allo stadio e questo dev’essere riconosciuto anche a livello internazionale. Il mondo arabo non garantisce equità di diritti nel suo tessuto sociale? Dobbiamo cambiare il sistema e combattere. La Lazio a Riyad, con una rappresentante locale, ha messo in campo una riunione alla quale parteciperanno tante donne, sotto sponsorizzazione di Cartier, per far capire che il genere femminile è una realtà da tutelare e salvaguardare e che deve vantare gli stessi diritti del genere maschile. Alla gara di domenica le donne potranno partecipare liberamente, ho svolto diverse iniziative istituzionali per far sì che ciò potesse accadere. Evitare di giocare in Arabia sarebbe stato sbagliato. Tanti preferiscono star fuori da determinati contesti, noi invece vogliamo combattere. Andremo in Arabia Saudita non solo per giocare la partita con la Juventus, ma anche perché crediamo nel paese ospitante che può avere dei cambiamenti sostanziali se lo aiutiamo a crescere. Gli episodi possono accadere, ma è necessario cambiare la mentalità che poi colpisce, tramite alcuni accadimenti, giornalisti o donne. Una gara che viene seguita da 100 paesi e da 50 canali televisivi diventa una grande vetrina sul mondo, noi in questo modo possiamo sponsorizzare la loro crescita che, inevitabilmente, deve passare per tappe. Se si vive in un sistema autoreferenziale non si cambia mai, è necessario entrare in contatto con altri mondi. Non bisogna solo criminalizzare, è necessario anche analizzare le azioni che vengono messe in campo. 

La popolazione araba è molto giovane e non condizionata, agiata sul piano economico e capace di visionare ciò che accade sul mondo. Sono il Presidente di una squadra di calcio, mi devo attenere a quelli che sono i fatti e combatterli tramite delle iniziative tese al futuro di una collettività. Sono abituato ad affrontare i problemi di petto, mettendoci la faccia e prendendomi responsabilità. Se il mondo arabo vuole avere rispettabilità, si deve dare inizio ad un percorso che non passa tramite una sola partita, ma che, anche grazie a questa, può portare ad un cambiamento sostanziale. Se non ci fosse stata la Supercoppa italiana in Arabia Saudita, le donne non avrebbero avuto la possibilità di andate a vedere liberamente una partita. Bisogna favorire i cambiamenti ed agire affinché questi possano accadere. 

Noi abbiamo denunciato i nostri tifosi che si erano resi protagonisti di alcuni saluti fascisti, ci vuole coraggio in queste azioni. La Curva della Lazio oggi è frequentata anche da famiglie e c’è un modo composto di seguire la squadra, ho cambiato un modo di pensare e di agire. Per svolgere questi cambiamenti ho messo in discussione anche la mia sicurezza personale. Per questo è necessario mettere in mostra a livello internazionale la possibilità di un cambiamento, dando importanza alla valorizzazione della dignità umana. Ritengo che siano stati svolti dei passi in avanti molto importanti in merito all’accesso delle donne allo stadio nel mondo arabo: lo scorso anno non c’è stato grande riscontro mediatico in merito alla prima gara di calcio aperta alle donne in quel mondo. La Lega Serie A ha un contratto da rispettare, abbiamo voluto combattere sul territorio per far cambiare la mentalità. Il mondo arabo va spinto al cambiamento e ci sono tutte le premesse per farlo. Esistono campagne provocatorie, lo spirito dell’ultima campagna di sensibilizzazione al razzismo della Lega non era teso ad enfatizzare l’aspetto razzista. Non è stata recepita in questo senso. Non è facile educare senza condizionamenti: la Lega di Serie A rappresenta le venti società della massima serie e non può essere a favore del razzismo: l’iniziativa dell’organo organizzativo può essere considerata forzata. 

La qualità morale e professionale di Mario Cicala è indiscussa, si è trovato in un contesto diverso che ha minimizzato le sue capacità. La sua lettera di dimissione è stata forte, ha ritenuto lesivo il comportamento delle persone che hanno messo in dubbio la sua legittimità e la sua trasparenza al di fuori di qualsiasi forma di diritto. Mario Cicala si è trovato in un ambiente nel quale per poche persone si è trovato a fare una scelta: combattere un sistema o togliere il disturbo. Ci sono uomini capaci di costruire, altri in grado di spendere ciò che hanno costruito gli altri. Quando sono entrato nel mondo del calcio la Lazio perdeva 86,5 milioni e ne guadagnava 84. Il Club era praticamente fallito, sono entrato prendendo il 21% delle quote ed oggi ho oltre il 67% mettendo 150 miliardi di lire personali. Mi sono assunto l’onere di avere un debito di 1070 miliardi di lire di debito. L’ho presa come una sfida al limite: si tratta di una società di capitale ed ha l’obbligo di portare bilanci in regola ed in positivo, al massimo in pareggio. Il patrimonio personale conta poco, la Lazio lo scorso anno ha fatto registrare un utile di 38 milioni di euro. Ci sono tante proprietà ricche nel privato che non sono riuscite a vincere nulla, mentre noi siamo la seconda squadra in Italia ad aver vinto di più negli ultimi anni. 

Ho risanato il Club creando un sistema innovativo, ho portato delle regole fondamentali all’interno del calcio italiano. Le norme devono essere rispettate da tutti ed oggi la Lazio ha un patrimonio giocatori pari a 600 milioni, ed un patrimonio immobiliare di 200 milioni. Sto svolgendo investimenti sul piano delle infrastrutture per invogliare anche i calciatori a considerare la Lazio come un punto di arrivo e non di partenza. 

Igli Tare lo acquistai come calciatore, dopo l’ultimo contratto da giocatore gli disi che non lo avrei rinnovato. Gli dissi che lo avrei visto bene come Direttore Sportivo: mi diede la risposta in mezz’ora accettando l’incarico. Avevo intravisto in lui grandi qualità e con il tempo è cresciuto molto grazie a tante esperienze. È una persona applicata e trasparente, con lui ho un grande rapporto sul piano affettivo. Nel calcio le vittorie sono di tutti come le sconfitte. Tare è un valore aggiunto al nostro Club. 

La volatilità del titolo porta a fluttuazioni. È difficile fare trading finanziario sulle squadre di calcio poiché escono quasi sempre in perdita, ma io ho dato una stabilità al Club come al titolo. Oggi la Lazio è una Società stabile ed in crescita nel suo valore economico e sportivo. Abbiamo aperto un nuovo store in centro a Roma e altre iniziative per far percepire l’orgoglio dell’appartenenza ai nostri tifosi. Sono sicuro che a breve avremo grande importanza anche a livello internazionale. 

Esistono tifoserie di estrema destra, come di estrema sinistra: è sbagliato etichettare solo il tifo organizzato di estrema destra. I nostri sostenitori hanno preso coscienza dei comportamenti da mettere in campo. Il razzismo è necessario combatterlo con la prevenzione. Nel mondo di oggi la fragilità interiore di alcuni giovani ha portato al manifestarsi di alcuni fenomeni da condannare: questo viene determinato anche dalla necessità di alcuni individui di affermarsi all’interno di un contesto. Dobbiamo educare i giovani a dei principi ed io, in tal senso, scelgo i calciatori anche per la moralità e per i loro atteggiamenti. Tutti i tesserati, ad esempio, hanno a disposizione una messa che si celebra all’interno del nostro Centro Sportivo nel weekend. I calciatori della Lazio, infatti, sono disponibili ed alla mano e sono in grado, così, di trasmettere messaggi importanti sul piano morale e sociale”. 

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