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Autore Topic: Lazio, l’ex Felipe Anderson piace al Napoli: pregi e difetti di un (ex) numero 10  (Letto 125 volte)

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Il brasiliano ha lasciato i biancocelesti nel 2018 per circa 40 milioni di euro. Ora il ds azzurro Giuntoli lo ha inserito in lista

ROMA - È cambiato Felipe Anderson da quando è al West Ham. Chissà se fosse rimasto ancora alla Lazio quale posizione avrebbe avuto in campo. Nato trequartista, trasformato seconda punta, oggi è un’ala vera, ruolo ricoperto anche in passato con la maglia biancoceleste. Felipe è finito nel mirino del Napoli, il ds Giuntoli lo ha inserito nella lista degli esterni per la prossima stagione che vede già nomi di Everton, Boga e Rashica.
Al Santos, prima di sbarcare in Italia, Felipe Anderson era più famoso di Neymar. I due giocavano insieme, ma la leggenda Pelé aveva parole dolci solo per quel ragazzo con la dieci: “È giovane, ha qualità e grandi margini di miglioramento. Può diventare una stella”. Ad oggi il ragazzo brasiliano è il più grande colpo, in termini economici, fatto dal ds Igli Tare. Preso dal Santos (e dal fondo Doyen Sports) nel 2013 per meno di dieci milioni di euro e rivenduto a quasi 40 agli inglesi del West Ham. La sua prima stagione alla Lazio è praticamente un insuccesso, un solo gol in 20 presenze. Ma Tare ci ha scommesso forte su lui. A dicembre del 2014 segna per la prima volta in Serie A, due settimane dopo fa doppietta all’Inter: è finalmente il vero Felipe Anderson. Che riceve pure la benedizione dei laziali per un gol al derby. A fine stagione, in 37 presenze, segna 11 reti e serve 10 assist. “A Formello faceva cose straordinarie, poi in partita si perdeva perché non aveva la tranquillità necessaria e una buona condizione fisica. Ma io ho sempre pensato che potesse diventare un campione perché ha tecnica e grande rapidità”, le parole del tecnico Reja.In Italia Felipe Anderson ha imparato ad essere concreto. Con la maglia della Lazio in totale ha collezionato 177 presenze, 34 reti e 37 assist. Un giocatore fondamentale per la Lazio di Pioli che centra la Champions League (senza superare i quarti) nel 2015, e allo stesso tempo un ragazzo che non è riuscito ad integrarsi alla perfezione nei primi meccanismi di gioco di Simone Inzaghi. La Lazio ha così fatto cassa, oggi tra giocatore-società-tifosi è comunque rimasto un bellissimo rapporto. I grandi mezzi tecnici e la sua qualità straordinaria spesso si sono scontrate con il suo carattere debole. Nel primo anno a Roma ha sofferto della classica saudade. Spesso si eclissava in campo, spariva dai radar, poi magari inventava la giocata. Prima del suo addio ha anche litigato con Inzaghi. Al tecnico una volta non è andato giù l’atteggiamento in campo di Felipe chiamato in causa a metà ripresa. Eppure con la palla al piede e un minimo di spazio, diventava imprendibile. Al West Ham è oggi meno decisivo. Ha cambiato anche il numero di maglia: alla Lazio aveva il 10 (inizialmente il 7), in Inghilterra ora ha la 8. Meno incisivo davanti: 24 presenze, un solo gol e 5 assist. Il Napoli lo avrebbe messo nel mirino. Il prossimo 15 aprile compirà 27 anni, l’età giusta per scegliere definitivamente se diventare una vera star del calcio o un giocatore forte, ma forse incompiuto viste le sue interminabili qualità.

           

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