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Autore Topic: Baronio: “La Lazio di Cragnotti quella che mi ha più amato. Di Canio uno spasso, Boksic fenomeno”  (Letto 119 volte)

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Roberto oggi fa l’allenatore, ma non dimentica il suo passato in biancoceleste: “Quella squadra era fatta di campioni e professionisti esemplari. Alen faceva cose incredibili in allenamento"

ROMA - Un rapporto bello e tormentato quello tra Roberto Baronio e la Lazio. Ha vestito la maglia biancoceleste a più riprese, poi il saluto definitivo nel 2010, prima di approdare all’Atletico Roma e dire infine addio al calcio. Oggi fa l’allenatore, sta facendo il suo percorso per diventare un grande. A gennaio ha lasciato la Primavera del Napoli dopo aver allenato quella del Brescia e le selezioni giovanili dell’Italia. Ai microfoni de Il Cuoio, in diretta Instagram, l’ex centrocampista biancoceleste ha raccontato il suo passato: “La Lazio di Cragnotti era fatta di campioni e professionisti esemplari, non potevo allenarmi male con loro: ero l'ultimo arrivato, loro andavano a mille e io non potevo permettermi di non dare il massimo davanti a Salas, Mancini, Crespo e tutti gli altri. Io non giocavo tanto per demeriti miei quanto per meriti degli altri. In seguito è arrivato un allenatore a cui non piacevo e ho avuto difficoltà. Non mi ispiro ad un allenatore in particolare, prendo da tutti cose positive e negative. Ad esempio Delio Rossi, grande allenatore sul campo, a livello di gestione era l'opposto di Eriksson. Io mi ispiro a Rossi per non fare lo stesso errore che lui fece con me. Il martedì sapevo già che la domenica non avrei giocato. Basta poco per far sentire importanti i giocatori, non essendo mai incitato o corretto durante l'allenamento l'entusiasmo lo perdi".
Potevo fare molto di più. Ci sono giocatori che sviluppano prima e altri dopo la consapevolezza mentale. Io a livello fisico non ero straripante quindi dovevo mettere la tecnica al massimo servizio della squadra, dovevo accelerare il mio pensiero rispetto a quello degli altri. Potevo fare di più perché magari all'inizio sono stato premiato da tutti gli allenatori e poi c'è stato un blocco, dovuto sicuramente a demeriti miei, ma anche alla situazione. Non sono mai stato ben visto dalla società Lazio nonostante non abbia mai parlato male dopo la mia carriera in biancoceleste. Quando arrivò Ballardini chiamai Tare e mi dissero che sarei andato via. Andai in ritiro nonostante la società mi diede venti giorni di vacanza. Volevo mettermi in mostra e allenarmi senza creare problemi, la società accordò questa scelta e Ballardini cominciò a conoscermi. Poi nacque la polemica con Pandev, Ledesma e gli altri, quindi Ballardini un po' perché non aveva un play, un po' perché gli piacevo parlò con la società, cambiarono i programmi e addirittura mi mise in campo in quella finale di Supercoppa in cui battemmo quell'Inter invincibile”.“Con Di Canio ho avuto la fortuna di avere un bel rapporto: è una persona che vede bianco o nero, nello spogliatoio quando era in vena era incredibile. Ricordo che Giocondo portava dalla cucina un carrello con succhi, crostate, cose da mangiare dopo l'allenamento. Non vi dico cosa faceva Paolo con la spremuta o cosa metteva nella bottiglia del tè freddo. Boksic? Se avesse avuto la mentalità del campione sarebbe diventato come Ronaldo il Fenomeno. Quello che ho visto fare ad Alen in allenamento non l'ho mai visto fare a nessuno, quando me lo sono ritrovato davanti ho pensato che sarebbe diventato uno dei calciatori più forti della storia. Aveva una personalità molto forte, ricordo che in un allenamento Alen chiese al massaggiatore di farsi riempire d'acqua il barattolo dei sali e lui disse di no, perché doveva fare troppa strada. Alen quindi gli rispose che avrebbe fatto un giro di campo e, se al ritorno non avesse trovato il barattolo pieno, lo avrebbe attaccato al muro. Una volta tornato il barattolo era vuoto e allora prese il massaggiatore per il colletto e lo appese contro la recinzione”.

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