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Autore Topic: Alessandro Piperno e la Lazio  (Letto 487 volte)

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Offline ThomasDoll

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Alessandro Piperno e la Lazio
« : Venerdì 11 Settembre 2020, 14:02:39 »
Piperno: “Vi spiego perché Arcadio Spinozzi è il simbolo della mia Lazio”
(repubblica.it)

ROMA – Alessandro Piperno, scrittore, noto tifoso laziale, chi è Arcadio Spinozzi, perché è stato così importante per lei e con quale giocatore di oggi l’ha sostituito?
“Arcadio Spinozzi militava in quella squadra – così importante per i laziali della mia generazione (ho 48 anni) – che tornò in serie A dopo qualche stagione triste e umiliante. Certo, non c’era solo Spinozzi. C’erano D’Amico, Giordano, Manfredonia, Orsi, Podavini e tanti altri. Ma chissà perché la mia fantasia di decenne fu completamente conquistata da quella figura severa, barbuta e spigolosa. Un classico marcatore anni ’70. Perché lo idolatravo? Forse lui era semplicemente il giocatore in cui mi veniva facile identificarmi, lo stopper che mi sarebbe piaciuto essere: limitato e coraggioso, austero ma efficace”.
Ha scritto che la Lazio le piaceva anche negli anni più oscuri quando era “una squadra disgraziata, derubata, degradata”. Una passione che vale proprio perché sciagurata e masochistica?
“Mi lasci dire che per convinzione e temperamento rifuggo ogni passione identitaria. Non ho mai aderito a cause ideologiche o a movimenti politici, mai partecipato a una manifestazione, mai firmato appelli o petizioni. Non ho convinzioni da difendere o propagandare. Insomma, sono ciò che si potrebbe definire un solipsista perplesso. Ebbene, il solo tipo di faziosità capace di scaldarmi il cuore è quella generata dal tifo calcistico. La sola piazza in cui mi sento a mio agio è la tribuna di uno stadio. Lo so, è un gioco, la più frivola delle passioni, ma forse proprio per questo riesco a prenderla così seriamente. Non posso dire neppure di essere un amante del calcio, né un intenditore. Certo, mi piace, ma forse potrei farne a meno. Io sono un tifoso. E non uno qualsiasi: sono un tifoso della Lazio. Uuna disciplina interiore che scantona nello stoicismo. La Lazio è una squadra scalognata: il che rende la passione che m’ispira ancora più esclusiva”.
Vent’anni fa la Lazio vinse lo scudetto. Quell’attesa nello stadio mentre a Perugia diluviava e la Juve perdeva, è stata la sofferenza più bella?
“Ho un ricordo abbastanza preciso della lunga attesa, per non parlare dell’improvvisa consapevolezza che m’investì di essere Campione d’Italia. All’epoca ero abbonato in Tribuna Monte Mario con mio fratello. C’era tanto sole ma non faceva così caldo. Continuavo a ripetermi: “Ho vinto, ho vinto” ma più passavano i minuti più una domanda impertinente emergeva dal fondo della coscienza: “Ok, sì, ho vinto, ma in pratica cosa diavolo ho vinto?”. Ecco, la cosa che ricordo meglio è quel senso di crescente incredulità, come se avessi appena scoperto di essere il vincitore della lotteria di capodanno. La similitudine è funzionale al fatto che di solito chi vince la lotteria finisce male: anche quella Lazio munifica e spettacolare sarebbe andata in malora molto prima di quanto, in quel trionfale pomeriggio di maggio, potessi immaginare”.
Cosa significa crescere da laziale a Roma?
“Quando cammini per strada ci sono buone probabilità che le persone che ti si fanno incontro, togliendo gli agnostici, siano dell’altra sponda calcistica. Questo ti rende diffidente, condannandoti a una sorta di sindrome di accerchiamento; allo stesso tempo ti tempra il carattere e ti rende fiero e ironico”.
Cosa pensa di Ciro Immobile diventato scarpa d’oro, proprio lui dopo le vittorie di Messi?
“Penso che Immobile sia il capolavoro della coppia Lotito-Tare. Con quello che costano i centravanti, comprarne uno per due spiccioli (si fa per dire) i cui numeri sono appena al di
sotto di quelli di Messi, Lewandowski e Ronaldo è un colpo di genio”.
Ma non è che la gestione Lotito-Tare sta normalizzando la storia di follie, miserie e resurrezioni che accompagna le sue stagioni laziali? Non c’è il gruppo pazzamente magico di Maestrelli, non c’è una società sull’orlo dell’abisso e nemmeno il club pericolosamente ambizioso di Cragnotti. Insomma: un passo alla volta, un quarto posto, una supercoppa. Senza drammi ne’ sgangherate velleità...
“No, non lo penso. Credo che Lotito abbia un tocco di follia parecchio laziale. Non è soltanto un gestore oculato, è un autentico outsider. Ora, non posso dire che mi piaccia il suo stile (non mi piace affatto) ma gli riconosco capacità straordinarie che sembrano provenire da un misto di ostinazione e tracotanza davvero impressionanti”.
Cosa servirebbe al tifoso Piperno quest’anno, dopo mezza stagione di calcio senza pubblico e un mercato non proprio irresistibile?
“Non credo che mi abituerò mai al calcio senza pubblico, tanto meno a guardare le partite a casa in panciolle. E’ uno strazio malinconico. Per quanto riguarda il “calcio mercato non proprio irresistibile”, solo un ingenuo poteva credere che Lotito si sarebbe comportato in

modo diverso dal solito. A lui non interessa il piazzamento della squadra: se arriviamo quarti o decimi fa lo stesso, investe i medesimi quattrini. Così è sempre stato e così sempre sarà. Del resto, l’assioma secondo cui chi spende molti soldi è destinato a vincere si è dimostrato fallace: troppo facile indicare esempi virtuosi come il Bayern Monaco e l’Atalanta. Mi spiace solo che le trattative della Lazio siano sempre così esasperanti: per i tifosi, per i giocatori e persino per l’allenatore”.
Veron dice che Luis Alberto gli assomiglia. Gargaschelli dice che assomiglia a Mancini e Baggio, Gene Gnocchi sostiene che assomigli a Gene Gnocchi...A lei chi ricorda?
“Per me è lui il vero fuoriclasse della Lazio. E incarna una tipica storia laziale. Arriva da noi in sordina, fa un anno disastroso, flirta persino con l’idea di lasciare il calcio a soli ventisei anni, per poi sbocciare nel modo più assurdo e imprevedibile rendendosi insostituibile. Non so a chi somiglia. Di fronte a certi assist chirurgici e felpati mi pare il sosia dell’Iván de la Peña che avrei voluto vedere giocare nella Lazio ma che, ahimè, non è mai arrivato”.
Negli ultimi vent’anni, da Eriksson a Simone Inzaghi, qual è stato il suo allenatore preferito e perché?
“Bah, sono il classico tifoso becero e volubile. Non c’è allenatore con cui non me la sia presa auspicandone l’immediato esonero. Devo dire che Inzaghi (cui non ho risparmiato critiche tanto severe quanto incompetenti) ha le physique du rôle dell’allenatore-gentiluomo, un tipo umano che mi piace parecchio. E almeno in questo mi ricorda molto Eriksson”.
Una volta raccontò del suo psicanalista, il dottor Pasquino, certamente un
romanista. Che ne e’ stato di lui? Lo ha mai sognato? E quanta Lazio c’è nei suoi sogni? “In realtà quello da lei citato è un nome di fantasia. Per ovvie ragioni di discrezione non credo di aver mai rivelato pubblicamente quello reale. Non lo vedo da un paio di decenni, e non credo di averlo mai sognato. D’altronde, di rado ricordo i miei sogni. Ma se è di sonno e di veglia che vogliamo parlare, mi sembra più onesto rilevare come la Lazio mi abbia fatto passare parecchie notti insonni”.
Una volta cercò di farsi fare un autografo da Almeyda. Non andò benissimo. Meglio tenersi lontani dagli idoli?
“Era dopo la famosa partita vinta a Torino contro la Juve (gol di Simeone), l’anno del secondo scudetto. All’epoca andavo a vedere le partite a casa di amici all’Olgiata (un comprensorio residenziale che dista pochi chilometri da Formello, il complesso sportivo dove la Lazio si allena). Così decidemmo di andare ad aspettare i giocatori. Mal me ne incolse. Quando vidi uscire dal cancello la Ferrari gialla di Almeyda mi ci avventai per farmi fare un autografo. Per poco non m’investì. Da allora preferisco che gli dei non scendano dall’Olimpo”.

Come vede le partite? Da solo? Dove? Andrà ancora allo stadio?
“Quelle casalinghe allo stadio: sono abbonato in Tevere. Lo ammetto, non sempre mi piace andarci. Quando fa freddo, quando piove, può essere uno strazio. Per non dire dei parcheggi che non si trovano e delle forze dell’ordine che ti perquisiscono. No, non si può dire che sia un’esperienza gratificante. E tuttavia ci vado: come a Messa o in Sinagoga. Per le trasferte, invece, invito un paio di amici. Quando posso cucino per loro: il clou della mia vita mondana”.
Come può un materialista come lei, adorare una squadra?
“In parte credo di aver già risposto. Diciamo che, con la sola eccezione della narrativa per cui ho una passione insaziabile, il tifo calcistico è la sola forma di Sublime cui possa aspirare senza sentirmi eccessivamente ridicolo”.
Ha usato la categoria del grottesco per descrivere le tragiche assurdità del calcio, del tifo, dello stadio. Lo fece quando i laziali distribuirono immagini di Anna Frank con la maglia della Roma. Spesso le hanno chiesto di come possa conciliare il suo essere ebreo con l’antisemitismo della curva laziale. Dopo tante risposte, quale darebbe ora? C’è ancora molto di grottesco?
“Diciamo che l’esperienza dello stadio mi pare oramai appartenere a un’altra epoca della storia umana. Forse anche per questo, per deficit di esperienza, non ho molto da aggiungere a ciò che scrissi allora: chiunque mescoli una cosa ludica, gratuita, sentimentale come il tifo calcistico con qualsiasi forma di settarismo ideologico (antisemita, razzista, omofobo, in poche parole violento e criminale) è un individuo grottesco e degno dal massimo disprezzo”.
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Re:Alessandro Piperno e la Lazio
« Risposta #1 : Venerdì 11 Settembre 2020, 14:21:39 »
Una bella intervista, ma detesto questa vena di malinconia misto amarcord anni 80. Io ne ho 50 e le domeniche di quegli anni erano da dimenticare sempre o quasi, e  nemmeno l'immaginario di un bambino poteva farle sembrare migliori. Eravamo apparsi quando della gloria del primo scudetto e dei suoi eroi era ormai vivo solo il ricordo di qualche incredibile tragedia. Poi, d'accordo, se diventi Laziale in quella decade hai un carattere non comune.

Infine, si mitizzava Spinozzi perché non si poteva avere Scirea.

...e questo è tutto, mi pare (cit.)
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Offline SAV

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Re:Alessandro Piperno e la Lazio
« Risposta #2 : Venerdì 11 Settembre 2020, 14:51:46 »
Bellissima intervista!
Grazie TD!

Online Fabio70rm

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Re:Alessandro Piperno e la Lazio
« Risposta #3 : Venerdì 11 Settembre 2020, 23:57:20 »
Gli anni di Spinozzi, quella terribile stagione....me la ricordo vissuta con mio padre che mi portava le prime volte allo stadio.

Mai più!!
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Offline fish_mark

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Re:Alessandro Piperno e la Lazio
« Risposta #4 : Sabato 12 Settembre 2020, 13:00:48 »
Bella intervista e grazie a TD

Mi piace molto del rapporto di Piperno con la sua Lazio. Mi ci ritrovo come anche nell elevare Spinozzi a suo eroe della sua infanzia laziale
Che era anche la mia di chi si esaltava per una vittoria con l Avellino o perche si era andati a vincere a Cremona

La passione non si misura col palmares si misura con la pressione arteriosa e se batteva forte il cuore di un laziale perché Arcadio spazzava l area tirando il pallone quasi sopra la Tevere questo era più che sufficiente per far sognare un teen ager come lui e più modestamente come me.

Le coppe Italia le finali lo scudetto erano astrazioni per noi. Si viveva ancora nel ricordo ormai sbiadito dello scudetto di maestrelli aspettando un domani che chissà quando e semmai quando sarebbe arrivato.
Questo bastava e questo ce doveva basta!
Un  grande ad Alessandro Piperno un ragazzo laziale come me.

PS quel gesto tecnico di tirare la palla fim sopra la Tevere per spazzare l area accadde in un Lazio Pisa 0 1 in un piovosissimo 3 gennaio 1984.
Un gesto quindi inutile ma indimenticabile. Come quella Lazio
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Re:Alessandro Piperno e la Lazio
« Risposta #5 : Sabato 12 Settembre 2020, 20:49:05 »
Presente, gol di Vianello sotto il diluvio.
Peccato solo che del suo "pastiche proustiano in biancoceleste" non esista una versione cartacea o almeno io non l'ho trovato.

Online geddy

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Re:Alessandro Piperno e la Lazio
« Risposta #6 : Sabato 12 Settembre 2020, 21:39:14 »
Anche io ero lì, ricordo che pioveva, ricordo Vianello e pure tanti fischi. Io no, mai stato capace di fischiare. Del rinvio orbitale non ricordo, ma Spinozzi lo preferivo libero, il ruolo dico, aveva un eleganza particolare, che quando lo mettevamo stopper si perdeva.
Qualche mese dopo, credo inizio marzo, affrontava o il temibilissimo Torino, ma al sesto minuto Vincenzino, all'epoca mio incontrastato idolo, li aveva bucati, al volo dal limite dell'area piccola in diagonale. Poi mi sa che la metacampo non l'abbiamo passata più, ma poco importava perche' i minuti passavano e si tifava e si imprecava anche. A metà del secondo tempo sotto la tribuna Tevere e verso lanord, tal Hernandez lascio' partire  non un missile, un tiro di tale potenza che non si può definire. Se Arcadio, non ricordo se nel ruolo di libero, non ci metteva la testa probabilmente l'olimpico sarebbe stato ristrutturato 17 anni prima, almeno la nord e la monte Mario e l'omonima collina spianata. Invece
 no, manco per niente, Arcadio s'e' pure rialzato e noi abbiamo vinto. Avanti Lazio.

Offline LaLazioMia

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Re:Alessandro Piperno e la Lazio
« Risposta #7 : Domenica 13 Settembre 2020, 10:28:46 »
Bella intervista. Molto condivisibile da semplice tifoso non politicizzato e non laziotriste.
Grazie Inzaghi, Tare, Lotito, e a tutti quelli che scendono in campo e danno il fritto per questa grande e gloriosa bandiera

Offline fish_mark

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Re:Alessandro Piperno e la Lazio
« Risposta #8 : Domenica 13 Settembre 2020, 12:23:41 »
Si giusto gedfy.
Arcadio prese una fucilata in faccia. Per poco non si immola veramente per noi.
Si salvò sibrialzo e continuò a giocare
Come la Lazio che gli sparo cade sembra morta e poi si rialza.
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Online geddy

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Re:Alessandro Piperno e la Lazio
« Risposta #9 : Domenica 13 Settembre 2020, 12:37:22 »
Dici in faccia? Io ricordo con la testa, non la fronte, la nuca.

Offline fish_mark

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Re:Alessandro Piperno e la Lazio
« Risposta #10 : Domenica 13 Settembre 2020, 12:56:08 »
Dici in faccia? Io ricordo con la testa, non la fronte, la nuca.

Boh io ricordo che fu abbattuto  con un tiro in pieno volto.
Iutubb ha solo il.gol di d amico
Su laziouwiki la cronaca della partita non ne fa cenno

Solo per inquadramento storico. Spinozzi era solido evaffidabile e quell anno soffriamo nella lotta per non retrocedere ci manca Giordano per 3 mesi e ci pensa d amico. Ritiro di 3 mesi a Capena guidato da carosi un allenatore bravo e paziente che fa un lavoro eccellente. Squadra discreta ma senza panchina (raccattammo giocatori modesti ed ex calciatori) su cui si poteva costruire qualcosa di importante.
Poi arrivera l uragano di Lorenzo...
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Re:Alessandro Piperno e la Lazio
« Risposta #11 : Domenica 13 Settembre 2020, 13:37:38 »
Fino alla trasferta di Ascoli con Giordano in campo avevamo raccattato poco più di 6 punti, l'infortunio del trateverino mette le ali alla Lazio che da sicura retrocede da, si può dire credo, ricupera posizioni su posizioni e malgrado il rientro del centravanti guadagna una salvezza epica. Tutti i tifosi conseguono una laurea in matematica probabilistic applicata alla classifica avulsa. Per contestualizzare.

Online geddy

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Re:Alessandro Piperno e la Lazio
« Risposta #12 : Domenica 13 Settembre 2020, 13:46:17 »
Di punti ne avevamo fatti 9, non 6.

Offline borgorosso

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Re:Alessandro Piperno e la Lazio
« Risposta #13 : Martedì 15 Settembre 2020, 11:37:54 »
Alessandro Piperno andrebbe cooptato nel CdA della Lazio.
Scrittore sublime.

Offline jegue98

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Re:Alessandro Piperno e la Lazio
« Risposta #14 : Giovedì 17 Settembre 2020, 11:51:04 »
Bellissima intervista, grazie Pancrà!
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