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Autore Topic: Il caso tamponi, il giustizialismo all'italiana e le regole che cambiano in corsa  (Letto 42 volte)

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di Marco Valerio Bava

L’Italia è un Paese strano, difficile da studiare, da decifrare. Generalizzare, poi, è un esercizio sbagliato a prescindere. Quindi, fare un quadro è piuttosto complesso. Eppure si può dire che giustizialismo e interessi di parte abbiano segnato spesso la vita sociale, politica e pure sportiva del Bel Paese. Il caso tamponi, come accaduto mesi fa, ha rinfocolato una caccia alle streghe surreale e pure piuttosto ridicola. C’è stata la corsa a spulciare i regolamenti per capire cosa rischi davvero la Lazio, ma a cosa serve? L’accusa ha formulato la sua tesi, ha esposto la sua visione dei fatti, ma nessuno può sapere quali capi d’imputazione rimarranno in piedi durante i vari dibattimenti. Come si può, quindi, pensare di tracciare oggi una linea? È un esercizio sterile. Nel migliore dei casi.

IL POTERE DI LOTITO - Oggi nessuno sa 1) se la Lazio verrà condannata; 2) se sì, per cosa: solo per le mancate comunicazioni all’ASL, per aver schierato giocatori positivi contro il Torino? Nessuno ha la palla di vetro. Dunque aria fritta. Lascia poi il tempo che trova chi invoca punizioni esemplari, chi si lamentava per il patteggiamento d’Inzaghi sulla questione bestemmia (niente da dire sulla squalifica di Lazzari?), sono gli stessi che lamentano un fantomatico potere di Lotito. Presidente, forse unico, inviso sia ai vertici federali che a quelli di Lega. Presidente che è letteralmente odiato da un collega che, però, è pure editore di due dei giornali più venduti d’Italia. E - dulcis in fundo - Lotito non è proprio il più grande amico di un altro patron la cui famiglia è di fatto l’industria italiana e da qualche tempo pure controllante di una miriade di quotidiani. Insomma: Lotito ha contro tutta la stampa nazionale e soprattutto i vertici del calcio italiano. Dove si annidi questo potere rimane, quindi, misterioso.

ARMI IMPARI - Ce lo diranno un giorno i luminari che sproloquiano in certe radio. Molti di loro, tra l’altro, tifano una squadra che nel 2001 beneficiò di un cambio di regole a campionato in corso e in piena lotta Scudetto, tanto da poter schierare Nakata nel big match contro la Juventus e trarne un vantaggio evidente. Caso più unico che raro. Fino a qualche giorno fa la FIGC ha dato l’ok “alla postposizione del termine ultimo per i controlli sul pagamento degli emolumenti: dal 16 febbraio al 31 maggio per le società di serie A in presenza di accordi con i tesserati da sottoscrivere in sede protetta entro il 16 febbraio 2021 (per le mensilità di ottobre, novembre e dicembre 2020)”. In pratica, i club indebitati e in grave ritardo col pagamento degli stipendi (I nomi delle società li sapete…) potranno avere tempo fino al 31 maggio per versare gli emolumenti ai propri calciatori, evitando così penalizzazioni in classifica. Un cambio delle regole in corsa? Sì. Un cambio delle regole in corsa. Come accaduto 20 anni fa. E la Lazio non trae alcun beneficio dal provvedimento, avendo già pagato gli stipendi di febbraio e marzo. Fatto sta che i club che tengono i conti in ordine, che rispettano le regole, non hanno alcun vantaggio dal farlo. “Ma chi me lo fa fare?”, mi chiederei se fossi un presidente di Serie A. Chi me lo fa fare, se le società che vivono in una bolla finanziaria sregolata, una bolla che la pandemia ha portato sull’orlo dell’esplosione, ottengono poi sempre il paracadute necessario per salvarsi e continuare a competere con armi evidentemente impari?

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