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Autore Topic: Vent’anni senza Dražen Petrović, il Mozart del basket  (Letto 1909 volte)

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Offline AlenBoksic

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Vent’anni senza Dražen Petrović, il Mozart del basket
« : Domenica 7 Giugno 2015, 16:46:22 »
Il Mozart della musica era austriaco, Il Mozart della pallacanestro invece è nato a Šibenik nel 1964. Oggi Croazia, allora Jugoslavia. Si chiamava Dražen Petrović, e la sua carriera è stata davvero una sinfonia travolgente e appassionante, piena di momenti algidi, drammatici, trionfali. Una sinfonia interrotta, proprio all’apice, da uno schianto. Un’incidente su un’autostrada tedesca, in un anonimo comune bavarese di nome Denkendorf. Un pomeriggio di esattamente 20 anni fa, il 7 giugno 1993.

Ancora oggi, molti riconoscono in Dražen il miglior giocatore europeo della storia della pallacanestro. Il suo era un talento innato, ma anche costruito su un carattere quadrato e una forza di volontà granitica. Ancora adolescente, si alzava all’alba per fare 500 tiri prima di entrare a scuola. Quando diventò professionista, si allenava almeno sei ore al giorno. Si racconta che quando giocava al Real Madrid non tornasse a casa prima di segnare almeno centro triple, e che dopo una sconfitta restò in palestra a tirare fino a tarda notte come “castigo”. La sua concentrazione era maniacale, durante i ritiri difficilmente parlava d’altro che di basket. Sul parquet era irriverente e provocatore con gli avversari. E persino i suoi compagni talvolta soffrivano il suo individualismo eclettico e ribelle.

Sebenico, Zagabria, Madrid e l’NBA: le tappe di una carriera

Dai suoi inizi nel KK Šibenik, passando per il Cibona Zagabria (1984-1988) e per il Real Madrid (1988-89), la carriera europea di Petrović è un crescendo di successi e di imprese leggendarie. Da ricordare, tra le altre: i 112 punti segnati in una sola partita, e a 21 anni, in un match del suo Cibona contro l’Olimpija Ljubljana nel campionato jugoslavo 1984/85 (ancora oggi, una delle migliori performance individuali nella storia del basket); le due Coppe dei Campioni (1985 e 1986) e i due campionati jugoslavi (1984 e 1985) vinti con il Cibona, da assoluto protagonista, viaggiando stabilmente a più di 30 punti di media. È allora che Enrico Campana, giornalista della Gazzetta dello Sport, gli affibbia il nome di “Mozart dei canestri” che lo accompagna ancora oggi (e il bar della sua famiglia e a lui dedicato, che si trova a Zagabria, si chiama “Amadeus”). E ancora, come dimenticare la storica finale di Coppa delle Coppe del 1989 con il Real Madrid, quando Dražen segna la bellezza di 62 punti contro la Snaidero Caserta di Gentile e Oscar Schmidt.

Ormai raggiunto il tetto d’Europa, Petrović sbarca negli Stati Uniti in tempi non sospetti. All’epoca l’NBA è ancora un altro mondo, separato da ben più di un oceano. Gli europei che giocano lì si contano sulle dita di una mano o poco piu’, non come oggi. Ma con i Portland Trail Blazers, un club già pieno di stelle, Petrović non ha spazio e non sfonda. Nel 1991 si trasferisce ai New Jersey Nets, dove torna a brillare. Riconquista il suo ruolo di micidiale realizzatore e tiratore. “Mi sfidava, mi insultava in quattro lingue [...] Adoravo giocare contro di lui. Per me è il miglior tiratore che abbia mai visto”, dirà in seguito Reggie Miller, proprio uno che al posto di “best shooter ever” potrebbe tranquillamente ambire. “Era appassionante giocare con lui. Giocava aggressivo, ma non era nervoso. Giocava duro con me come io con lui. Abbiamo avuto grandi battaglie”, ricorda “Sua Ariezza” Michael Jordan. Petrović diventa l’indiscusso leader di una squadra che inizia presto a stargli stretta, perché relegata ai piani bassi della griglia playoffs. Dražen, da sempre uomo di sfide, medita di lasciare i Nets per cercarsi una squadra NBA di alto rango. Ma accarezza anche il ritorno in Europa, forse tra le file dei greci del Panathinaikos, all’epoca disposti a strapagarlo. Ma per lui, quel che conta è giocare con la nazionale.

Le nazionali di Dražen

Infatti, la leggenda di Dražen Petrović coincide anche con quella di una, anzi due, nazionali. Di quella jugoslava, fu un pilastro negli anni Ottanta ed artefice del trionfo agli Europei del 1989. I plavi stradominano quell’edizione, peraltro giocata in casa, a Zagabria. Vincono tutte le partite con 20 o più punti di scarto, e Dražen e’ nominato miglior giocatore del torneo. Quella Jugoslavia e’ un vero dream team europeo, con talenti da urlo che ancora oggi ricordano quella esperienza come “una famiglia”. Tra gli altri: Toni Kukoč e Dino Rađa dalla Croazia; Jure Zdovc dalla Slovenia; Mario Primorac dalla Bosnia-Erzegovina, Žarko Paspalj e Vlade Divac dalla Serbia. Quest’ultimo e’ il compagno di stanza di Petrović. I due sono complementari per background e carattere, e forse proprio per questo diventano grandi amici. Vlade serbo di Prijepolje, nato tra le montagne, compagnone e scanzonato. Dražen figlio della costa dalmata, serioso e perennemente concentrato. Dopo il trionfo degli Europei 1989, entrambi sbarcano negli Stati Uniti per giocare nell’NBA, e si sentono ogni giorno al telefono. Vlade racconta euforico le luci e la ribalta di Los Angeles, Dražen invece si sfoga per le difficoltà che incontra a Portland.

Nel 1990, la Jugoslavia domina anche i mondiali in Argentina. Sconfigge in semifinale gli Stati Uniti e in finale gli avversari storici dell’Unione Sovietica. Ma in patria, com’è noto, già quell’anno l’aria si e’ fatta pesante, e qualcosa inizia a scricchiolare anche nella “famiglia” felice e vincente dei cestisti jugoslavi. Quando a Buenos Aires, nei festeggiamenti in campo spunta una bandiera croata, Vlade Divac la strappa di mano al tifoso e la getta a terra. Divac difenderà lo spirito “jugoslavista” di quel gesto, a suo dire per difendere la squadra. Ma la stampa di Zagabria lo massacra, parte dell’opinione pubblica croata ancora oggi non glielo perdona. Alcuni giocatori prendono, più o meno direttamente, le distanze da Divac, anche per le forti pressioni che si subiscono in quel periodo, dalla società e dalla politica.

Petrović, dal canto suo, congela i rapporti con Vlade e prende posizione per la causa croata. Quando inizia la guerra in Slavonia dichiara, senza mezzi termini, con l’orgoglio e l’ostinazione che lo contraddistingue: “Non sono jugoslavo, sono croato”. E ovviamente diventa subito la bandiera della neonata nazionale croata, che partecipa alle Olimpiadi di Barcellona 1992 ed arriva in finale. I croati giocano i primi 10 minuti alla pari contro Michael Jordan e compagnia, e addirittura assaporano il vantaggio, 25-23. Poi, inesorabile, il Dream Team d’Oltreoceano prende il largo, non bastano i 24 punti di Dražen. Ma l’ argento croato ha davvero il sapore d’oro. E non è dato sapere dove sarebbe arrivata un’ipotetica Jugoslavia ancora unita, in quelle olimpiadi di Barcellona. Dove sarebbe arrivato il Dream Team europeo contro quello statunitense. Che partita sarebbe stata tra le due nazionali piu’ forti della storia, nelle rispettive sponde dell’Atlantico.

“Lui è nostro”

L’attaccamento di Dražen alla maglia della Croazia è tale che l’anno dopo, nell’estate del 1993, appena chiusa la stagione NBA rientra subito per giocare il torneo di qualificazione agli Europei. La Croazia ce la farebbe a mani basse anche senza Dražen. Ma, si sa, lui è ostinato, orgoglioso, maniacale. Vuole esserci. Dopo una partita in Polonia, ovviamente stravinta, la squadra viaggia in aereo per la Croazia, ma Dražen preferisce fare il viaggio in auto con la sua fidanzata, Klara Szalantzy (oggi signora Bierhoff). Mentre attraversano la Baviera in autostrada, nei pressi di Denkendorf, un violento acquazzone fa sbandare un tir che si pianta in mezzo alla strada. La Golf guidata da Klara, e su cui viaggiano Dražen e un’amica, lo centra in pieno. Le due ragazze si salvano, ma Dražen muore sul colpo. E’ il 7 giugno 1993, uno shock tremendo per la Croazia, e l’intero mondo del basket. Ai suoi funerali a Zagabria partecipano circa 100.000 persone. Qualche tempo dopo, la mamma di Dražen in visita alla tomba del figlio. Si avvicina un bambino che le dice: “Signora, forse l’ha cresciuto lei. Ma lui è nostro, è di tutti noi”.

Nel 2008, a Zagabria apre un museo in onore di Dražen Petrović. Nel 2010, Vlade Divac dedica al vecchio amico un documentario prodotto dalla ESPN, “Once brothers”, che narra l’epopea di quella nazionale jugoslava e l’amicizia speciale tra Vlade e Dražen. Un’amicizia congelata per sempre per una vicenda di bandiere, e per quello schianto maledetto. Il documentario, a cui partecipano anche i familiari e i compagni di Dražen, ha un grande successo internazionale (sebbene non manchi qualche inevitabile critica, soprattutto da parte croata). Parte di quella famiglia sembra comunque riavvicinarsi. Pochi giorni fa, il croato Dino Rađa e il serbo Vlade Divac hanno partecipato assieme in un noto programma della televisione serba, ricordando con nostalgia i tempi di quella nazionale irripetibile, fondata sul talento e sul lavoro duro, di cui Dražen fu il massimo interprete. Ci restano queste testimonianze, e i video sbiaditi di tante partite registrate su VHS d’annata e caricate su youtube, per ammirare le tante sinfonie di Dražen Petrović, il Mozart del basket. Che ancora oggi appassiona, come quando suonava sul parquet.

http://www.eastjournal.net/croazia-ventanni-senza-drazen-petrovic-il-mozart-del-basket/31946
Voglio 11 Scaloni

Offline DinoRaggio

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Re:Vent’anni senza Dražen Petrović, il Mozart del basket
« Risposta #1 : Lunedì 8 Giugno 2015, 16:14:57 »
A Portland Petrovic trovò Drexler, che sarebbe un po' come se le cacche chiamassero un vice-fesso, giusto per dare l'idea dello spazio che Drazen ebbe con i Trail Blazers. Molto meglio andò con i Nets, famoso l'episodio con Maxwell.  :D

L'articolo ha ben illustrto che cosa è stato Petrovic, sia a livello di club che con la Nazionale, quest'ultima di gran lunga la più forte in Europa, e che a differenza di quella calcistica, ha un palmarès di prim'ordine, con giocatori fortissimi che hanno dato filo da torcere anche al Dream Team americano del 1992.

Stupisce proprio il diverso atteggiamento mentale della vincente Jugoslavia cestistica rispetto a quella calcistica, ugualmente dotata dal punto di vista tecnico, ma alla quale è sempre mancato un centesimo per fare una lira.
E ra gisumin all'ùart!

La serie A è un torneo di limpidezza cristallina, gli arbitri non hanno alcunché contro la Lazio e si distingueranno per l'assoluta imparzialità, non ci saranno trattamenti di favore o a sfavore nei confronti di alcuno. Sarà un torneo di una regolarità esemplare. (19-8-2016)

Offline Skorpius

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Re:Vent’anni senza Dražen Petrović, il Mozart del basket
« Risposta #2 : Lunedì 8 Giugno 2015, 23:45:39 »
uno dei miei idoli
La gente dice che sono cattivo, ma in verità ho il cuore di un bambino: lo tengo in un barattolo, sul comodino.

Offline AlenBoksic

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Re:Vent’anni senza Dražen Petrović, il Mozart del basket
« Risposta #3 : Martedì 9 Giugno 2015, 08:16:09 »


Il filmato è letteralmente imperdibile
Voglio 11 Scaloni

Online Er Matador

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Re:Vent’anni senza Dražen Petrović, il Mozart del basket
« Risposta #4 : Mercoledì 10 Giugno 2015, 11:11:31 »
Grazie per il bellissimo ricordo, Alen.
Pensare a Dražen Petrović significa rievocare un decennio irripetibile del basket europeo: fosse stato meglio valorizzato a livello mediatico, anche da noi si sarebbe piazzato immediatamente alle spalle del calcio.
Ricordo accese discussioni da bar, molto simili a quelle sul pallone più famoso, anche da parte di appassionati che non avevano mai preso in mano una palla a spicchi: segno di un reale radicamento nella cultura sportiva popolare, e di un potenziale in gran parte disperso.
Ebbene, per chi condivideva quella passione la Jugoslavia - e le trasmissioni dedicate su TeleCapodistria, perlomeno quando si riceveva il segnale - era un punto di riferimento ineludibile: persino più dell'NBA, e si era nel periodo di Magic Johnson e Larry Bird.
Al di là del suo enorme ruolo nella disciplina di pertinenza, il Mozart dei canestri lo si spiega in maniera forse più mirata collocandolo in un'altra Hall of Fame: quella che riunisce gli sportivi più geniali di sempre.
Personaggi quasi mitologici nell'abbattere il confine tra sport e arte, sublimando un gesto atletico in un capolavoro con una creatività e un'eleganza semidivine.
Destinati a spostare fisicamente in avanti, molto oltre l'immaginazione dei loro fortunati spettatori, il limite di ciò che si può fare con un pallone o una pallina.
Diego Maradona, David Campese, John McEnroe, Manuel Estiarte: più ancora che nel tempio del basket, il suo posto è accanto a questi veri e propri artisti prestati allo sport.

P.S. Una domanda, purtroppo collocata in una sorta di Ucronia dalla sua prematura scomparsa: sarebbe diventato un grandissimo anche come allenatore, al livello di un Aza Nikolić o di un Bogdan Tanjević?
Oppure la sua capacità di coniugare talento e forza di volontà, entrambi a livelli sovrumani, gli avrebbe impedito di capire limiti e debolezze dei comuni mortali?

Offline AlenBoksic

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Re:Vent’anni senza Dražen Petrović, il Mozart del basket
« Risposta #5 : Lunedì 28 Settembre 2015, 12:07:34 »
Stasera alle 21 su Gazzettatv andrà in onda Once Brothers, guerra sotto canestro.
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darienzo

Re:Vent’anni senza Dražen Petrović, il Mozart del basket
« Risposta #6 : Martedì 29 Settembre 2015, 11:37:01 »
L'ho visto: molto toccante, anche se nello stile americano di ESPN.

Sinceramente avevo una forte antipatia (eufemismo) per il Mozart dei canestri, a causa di ripetute scorrettezze e provocazioni sue e di suo fratello Aza in due partite di Coppa Europa (l'odierna Eurolega) contro la Virtus Bancoroma e persino in una successiva amichevole in Spagna. Oltretutto nel rissone della storica Italia-Jugoslavia degli Europei del 1983 accese la miccia rifilando un cazzotto ad Enrico Gilardi.
C'è anche l'episodio di violenza sessuale nei confronti di una giovane cameriera spagnola messa a tacere coi soldi del Real Madrid dove era andato a giocare.

Tecnicamente grandissimo campione, nulla da dire. Le partite a "kukkozia" su Tele Capodistria (come amava definire il gioco di corsa e tiro degli slavi, Aldo Giordani su superBasket) erano uno spettacolo affascinante, e quell'incredibile finale di Coppa Coppe contro la Juve Caserta di Oscar finita 117-113 in overtime dove Drazen ne mise alla fine 62, una delle più belle gare mai viste.

Vlade invece mi era molto più simpatico, sarà che ho sempre preferito il Partizan. In ogni caso esce molto bene dal doc la sua umanità, la sua amicizia con Magic e questo senso di unità che voleva mantenere coi suoi ex compagni di nazionale nonostante la tragedia della guerra. toccante il ritorno a Zagreb nella casa avita di Drazen.

Mi sono commosso alla fine

Offline ammiraglio

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Re:Vent’anni senza Dražen Petrović, il Mozart del basket
« Risposta #7 : Martedì 29 Settembre 2015, 11:48:56 »
Stasera alle 21 su Gazzettatv andrà in onda Once Brothers, guerra sotto canestro.

visto negli stati uniti almeno un paio di anni fa.
è una storia piuttosto triste, direi, ma meravigliosamente descritta con questo rapporto umano che si avvia allo sfacelo giorno dopo giorno anche a causa delle notevoli distanze politiche tra i due.
cestisticamente un genio, umanamente non il massimo della sportività ed in talune occasioni piuttosto guerrafondaio in campo.
affermare poi che portland è una brutta città è una bestemmia unica.
reggie miller è il miglior tiratore della storia della nba, non scherziamo, e con la massima stima per drazen.

yeah, i heard that dwight wants me fired. it's just the way it is. you know what? i just don't care, i don't give a damn.
i'll go home and find something to do.

MrMoto

Re:Vent’anni senza Dražen Petrović, il Mozart del basket
« Risposta #8 : Martedì 29 Settembre 2015, 12:34:40 »
visto negli stati uniti almeno un paio di anni fa.
è una storia piuttosto triste, direi, ma meravigliosamente descritta con questo rapporto umano che si avvia allo sfacelo giorno dopo giorno anche a causa delle notevoli distanze politiche tra i due.
cestisticamente un genio, umanamente non il massimo della sportività ed in talune occasioni piuttosto guerrafondaio in campo.
affermare poi che portland è una brutta città è una bestemmia unica.
reggie miller è il miglior tiratore della storia della nba, non scherziamo, e con la massima stima per drazen.

Esistono belle città oltre oceano?  :o ;D :P

Offline ammiraglio

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Re:Vent’anni senza Dražen Petrović, il Mozart del basket
« Risposta #9 : Martedì 29 Settembre 2015, 15:09:28 »
Esistono belle città oltre oceano?  :o ;D :P

a mazzi  :D. vuoi una short list?
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