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Autore Topic: La Lazio e le maschere cadute…  (Letto 54 volte)

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La Lazio e le maschere cadute…
« : Giovedì 12 Ottobre 2017, 18:33:54 »
http://ilverso.com/2017/10/11/la-lazio-e-le-maschere-cadute/



di Marcovalerio Bava

Il tifoso della Lazio rispetto alla stampa sportiva, prova lo stesso sentimento che sente un elettore nei confronti della politica: “Non voto più da anni, sono tutti uguali e pensano solo alle loro tasche”, dice chi le urne non le vede dai tempi della Prima Repubblica. “Non compro più giornali, non ascolto radio e non apro i siti. Creano malumore e pensano solo ai loro interessi”, dicono tanti tifosi biancocelesti su forum e social. Ma è un allontanamento giustificato, oppure è la solita sindrome d’accerchiamento del tifoso medio? Be’, andando a spulciare le notizie di testate varie e facendo un sunto di ciò che si dice in diverse (non tutte ovviamente) trasmissioni radiofoniche, il sentimento del pubblico di fede laziale non è poi così campato in aria. Diranno i giornalisti: “Ma noi facciamo un altro mestiere, non dobbiamo seminare entusiasmo, ma fare cronaca”. Sacrosanto e deontologicamente inappuntabile. Ma come c’è una sostanziale differenza tra il seminare entusiasmo e fare cronaca, c’è un abisso tra il fare cronaca e spargere malumore nell’ambiente.

Prendiamo, ad esempio, il titolo de Il Messaggero di mercoledì 11 ottobre: “Inzaghi a casa dell’amante”. La Lazio viene ospitata dalla Juve che, si dice, voglia Inzaghi Simone come prossimo allenatore e quindi ecco il titolo ad effetto. Ma le parole sono importanti per tutti, figuriamoci per un giornalista o per un titolista. “Inzaghi a casa dell’amante” presuppone che il tecnico della Lazio sia stanco della moglie attuale e non veda l’ora d’incontrare colei che brama. Possibile che Inzaghi abbia l’ambizione, in un futuro, di allenare squadre che ambiscono a vincere scudetti e Champions, ma far passare il messaggio che Inzaghi scalpiti per andar via da Roma e accasarsi a Torino, be’ questo vuol dire seminare malumore e non fare corretta informazione.

Un altro esempio sono le continue notizie, o sarebbe meglio dire rumors, visto che di solito le notizie sono supportate dai fatti, che vorrebbero Milinkovic-Savic in partenza verso la stessa Juve o verso le due di Manchester, oppure in direzione Real Madrid. Normale che un ’95 di simil talento e prospettive piaccia ai grandi club, ma davvero credete cari cronisti che chi legge sia tanto fesso? Davvero pensate che a ottobre, dopo 7 giornate di campionato, dopo due giornate di competizioni europee e con un mondiale ancora da giocare, ci siano squadre già pronte a intavolare trattative? A mettere sul piatto 80, 90 o 100 milioni? Mettiamo caso che la Juve offrisse domani 80 milioni e la Lazio accettasse; e se poi Milinkovic tenesse un rendimento disastroso, finisse in panchina e non partecipasse al Mondiale? Ecco che la Juve avrebbe speso 80, per qualcosa che a fine anno potrebbe invece costare meno della metà. Il mercato non si fa adesso, almeno nel modo in cui lo dipingete voi. Si allacciano contatti, si chiedono informazioni, ma scrivere: “Pronti 80 milioni per la prossima estate”, vuol dire divulgare una cazzata e creare malumore in una piazza che invece vive un periodo di entusiasmo ritrovato.

Così se l’agente di Immobile dice che alla Lazio sta benissimo, che a Roma ha trovato serenità e ambiente ideale, ma che nel futuro non si può sapere cosa accadrà, il titolo diventa questo: agente Immobile “Il futuro di Ciro? Ora sta bene a Roma, poi si vedrà. La Juve? Qualche rimpianto c’è”. Ora ma un tifoso della Lazio, che apre un sito che parla 24h di Lazio, cosa vuole che gliene freghi dei rimpianti di Immobile (o forse dell’agente) relativi al fatto che anni fa la Juve non puntò su di lui? Ma menomale che a Torino lo hanno lasciato andare, altrimenti oggi non ce lo staremmo godendo. Pensa un tifoso. Che poi è quello che apre il sito, quindi il cliente e quindi quello che dovrebbe essere accontentato e quello a cui far venire l’ansia, perché chissà se Immobile rimarrà, oppure fargli rodere il fegato “perché questo ancora pensa alla Juve”. Soprattutto quando l’intervista è incentrata sul fatto che Immobile e il suo entourage sono grati alla Lazio per aver rilanciato il calciatore che, dal canto suo, non potrebbe essere più soddisfatto della scelta fatta nell’estate 2016. Questo vuol dire fare cronaca? O è qualcosa di più simile al seminare zizzania?

Ma i casi sono diversi: avete mai fatto caso che quando la Lazio ottiene un risultato finanziario importante come una plusvalenza o un utile di bilancio, a fare fortuna non è mai il club ma Lotito? “Lotito ride, utile da 11 milioni di euro”. Peccato che quell’utile vada a bilancio Lazio e non a bilancio Lotito. Fate caso che la Lazio finisce in primo piano sui siti di Gazzetta e Corriere dello Sport solo quando la Curva Nord viene chiusa per gli ululati razzisti? Mentre quando rifila 4 gol al Milan non lo fa per le sue capacità tecnico-agonistiche, ma per demeriti di un “Milan ancora in costruzione”? Notate il fatto che se un ex calciatore di Torino (9 anni) e Cagliari (6 anni), Renato Copparoni, finisce in un giro di tangenti e viene arrestato, su un noto giornale di Roma finisce la sua foto con la tuta della Lazio perché il Copparoni nel 2004 fu, per sei mesi, l’allenatore dei portieri della Primavera dei biancocelesti? Perché non mettere una foto “in borghese”? Oppure una foto con le maglie delle squadre con cui ha militato per anni? No, si usa l’unica foto con la tuta della Lazio reperibile.

Scripta manent, verba volant. Quelli sopra riportate sono tutte cose reperibile facilmente online. Ma poi ci sono le radio, molti di quelli che scrivono, sono pure quelli che fanno gli opinionist per radio ed è difficile star dietro a tutte le parole che corrono nell’etere. Ma che le stazioni “laziali” siano velate di un pessimismo cosmico penso sia ormai acclarato. Provate ad accendere la radio dopo un acquisto della Lazio e ascoltate. Non ce l’ho con i tifosi che intervengono: non sono pagati per essere informati in materia, non devono avere una vasta cultura di calcio europeo e mondiale. Ma chi interviene come opinionista e chi conduce dovrebbe invece esserlo. Quindi il “Devo cercare su google”, “Non so chi sia”, “Ha fatto 2 gol negli ultimi dieci anni”. Denotano non solo scarsa professionalità, ma inducono al malumore. Caicedo, bollato da tutti come una pippa clamorosa, nelle ultime 3 stagioni aveva segnato 30 gol, per una media di una rete ogni 3,4 partite. Migliore di quella di Djordjevic che doveva andare a sostituire e simile (3,04) a quella di un giocatore che tanti opinionisti sponsorizzavano: Eder. Non molto diversa da quella di Pavoletti (altro cavallo di battaglia) che, in carriera, segna un gol ogni 3,1 gare. Caicedo uno ogni 3,7 partite. Gli stessi che “Inzaghi va bene per la Salernitana” o “Immobile può segnare solo in realtà piccole”.

Perché? Perché colpire la Lazio è uno scopo dichiarato per molti, perché la Lazio che vince dà fastidio, perché la Lazio è politicamente antipatica, perché la Lazio è colei che da sempre fa ombra alla Roma. E Lotito è altrettanto antipatico, così come Tare, soprattutto a una fetta di stampa romana che da anni non riceve più spifferi e “scoop”, che non ottiene più intervisite coi giocatori o con gli allenatori, che vive i mesi di calciomercato brancolando nel buio, sparando nomi a raffica, salvo dover scrivere quello giusto poi a trattativa conclusa e ufficializzata. Lotito, con tutti i suoi limiti e difetti, ha avuto il merito di far cadere tante maschere e rendere evidente chi vive per la Lazio. E chi invece con la Lazio ci campa.

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