Autore Topic: Le mille risorse offensive della Lazio  (Letto 68 volte)

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Le mille risorse offensive della Lazio
« : Venerdì 26 Gennaio 2018, 09:28:04 »
http://www.ultimouomo.com/lazio-udinese-3-0/



di Federico Aquè

Nel recupero contro l’Udinese Simone Inzaghi doveva fare a meno di Immobile e Luis Alberto, ma la brillantezza della squadra non ne ha risentito minimamente.

Con i tre gol segnati all’Udinese, la Lazio ha confermato di avere il miglior attacco del campionato: 56 gol in 21 giornate. Questo tipo di produzione offensiva mette i biancocelesti di fianco alle migliori squadre d’Europa: Paris Saint-Germain, Manchester City e Barcellona, le uniche nei cinque principali campionati a segnare con una media superiore a quella di Immobile e compagni (2,7 gol a partita).

A differenza di PSG, City e Barcellona, però, la Lazio quasi mai domina il possesso e arriva al tiro con una frequenza tutto sommato ridotta: 14 volte a partita, in media, una in più del Benevento, che però ha segnato appena 13 gol ed è il peggior attacco d’Europa. Ovviamente non si possono nascondere i livelli di differenza tra la rosa dei campani e quella biancoceleste, ma la squadra di Simone Inzaghi resta comunque un’anomalia, per come combina elementi tipici del calcio reattivo – la difesa bassa per avere campo da attaccare in contropiede, l’incredibile capacità di sfruttare gli errori e gli spazi concessi dagli avversari – in un sistema così offensivo e moderno. Poche squadre in Serie A sanno sfruttare con l’efficacia della Lazio gli spazi di mezzo, grazie soprattutto a Milinkovic-Savic e Luis Alberto, e riescono ad attaccare contemporaneamente ampiezza e profondità, con i movimenti di Immobile e una batteria di esterni che garantiscono sia affondi continui sulla fascia (Lukaku e Marusic) che scambi di posizione per rendere ancora più imprevedibile la manovra (Lulic e Basta).

Tra gli allenatori emergenti, Simone Inzaghi è probabilmente la migliore sintesi tra quella che per comodità possiamo definire “la scuola italiana”, con la sua cura per lo studio dei punti deboli degli avversari e la predisposizione a difendere basso e ad attaccare in contropiede, e il calcio offensivo moderno, che utilizza ogni corridoio del campo e sorprende le difese attaccando sia in ampiezza che in profondità.

Fare a meno di Immobile e Luis Alberto
Contro l’Udinese, Simone Inzaghi non solo è stato costretto a rinunciare a Ciro Immobile, il giocatore col miglior contributo offensivo del campionato (20 gol e 7 assist), ma ha preferito mandare in panchina anche Luis Alberto, il più creativo della rosa, fondamentale non solo nella definizione e nella rifinitura della manovra, ma anche per la qualità con cui batte i calci piazzati, che oltretutto aveva trovato di recente un’ottima continuità realizzativa: 4 gol nelle 6 giornate prima del recupero contro i friulani.

La Lazio ha rinunciato ai giocatori più importanti per la sua produzione offensiva, ma non ne ha risentito, segnando comunque tre gol. «È un risultato bugiardo, abbiamo subito un autogol e due contropiedi», ha detto Massimo Oddo a fine partita. In effetti la manovra biancoceleste è stata meno fluida del solito, ma era difficile pensare che Nani e Felipe Anderson, schierati titolari per la prima volta in campionato, potessero replicare l’iperattività di Immobile e il contributo in palleggio di Luis Alberto per far progredire la manovra. Entrambi però non hanno fatto mancare l’appoggio all’azione sulla trequarti, muovendosi a tutto campo, e con qualche taglio esterno hanno provato a compensare la profondità persa con l’infortunio di Immobile.

Soprattutto, sono stati decisivi quando ormai era diventato chiaro che la Lazio pensava solo ad attaccare in transizione. La presenza di Felipe Anderson ha agevolato questo tipo di strategia: in velocità in campo aperto è stato incontenibile per Danilo, bruciato sia nell’azione del 2-0, quando Felipe è scappato a sinistra e ha servito un assist perfetto a Nani, che sul 3-0, firmato personalmente dal numero 10 biancoceleste dopo essersi lasciato alle spalle il centrale dell’Udinese.

Per la squadra di Simone Inzaghi le cose si erano messe bene grazie a una scelta azzardata di Barak, la cui pressione isolata aveva aperto il fianco sinistro dell’Udinese, permettendo a Leiva, Felipe Anderson e Parolo di manovrare liberamente e di far arrivare il pallone sul fondo a destra a Basta. Il suo cross era stato quindi raccolto da Milinkovic-Savic, che rimettendo il pallone al centro aveva causato l’autogol di Samir.


Barak lascia la sua posizione per andare in pressione isolata, l’Udinese si scopre sul fianco sinistro e sullo sviluppo dell’azione subisce l’1-0.

Fino a quel momento la Lazio aveva faticato ad aprire lo schieramento friulano, sia impostando da dietro per attirare la pressione avversaria che giocando in maniera più diretta alzando la palla verso Milinkovic-Savic. Ha però saputo girare immediatamente a proprio vantaggio l’esuberanza di Barak, che ha aperto la strada per arrivare facilmente in area di rigore: il cinismo che solitamente associamo alle squadre più forti.

La squadra di Simone Inzaghi è stata comunque brillante a livello difensivo, a partire dal contributo di Nani e Felipe Anderson, che non solo hanno controllato Hallfredsson, schermandolo a inizio azione e seguendolo all’indietro quando la manovra provava a svilupparsi lateralmente, impedendo di fatto all’Udinese di passare dal centro, ma si sono anche preoccupati (soprattutto Felipe Anderson) di dare stabilità al blocco difensivo coprendo le uscite delle mezzali.


Parolo esce su Samir, Felipe Anderson ripiega coprendo il compagno e al tempo stesso mettendosi nella condizione di seguire Hallfredsson.

La Lazio ha coperto il centro in maniera impeccabile, concedendo un’unica grande occasione a de Paul per un passaggio sbagliato di Strakosha, oltre a una percussione di Barak terminata con un diagonale di sinistro parato dal portiere albanese. La fase difensiva della Lazio ha meccanismi ormai collaudati: le mezzali sono le prime incaricate a pressare l’impostazione avversaria, alzandosi sui difensori o allargandosi sulla mezzala o sull’esterno che appoggia la manovra sulla fascia, alle loro spalle gli esterni e i difensori scalano marcando il diretto avversario e Leiva accorcia dando copertura. Quando però i movimenti non sono sincronizzati, Leiva si trova a gestire porzioni di campo troppo ampie e la difesa è costretta a scappare all’indietro, mostrando a volte dei limiti nella copertura della profondità.

Contro l’Udinese, anche grazie alla scarsa fluidità della manovra bianconera, Parolo e Milinkovic-Savic impedivano a Samir e Nuytinck di giocare la palla in verticale, i compagni accorciavano dalla loro parte con puntualità, i difensori centrali non sono stati mai messi in difficoltà dai movimenti alle loro spalle e Leiva ha dominato: 5 contrasti vinti, 3 spazzate e 2 intercetti, oltre a garantire una gestione della palla sicura, capace di trovare il passaggio in verticale dietro le linee anche sotto pressione.

La prevedibilità dell’Udinese
Un po’ per l’assenza di Lasagna, un po’ per scelta, Oddo ha perso profondità ed efficacia negli attacchi in transizione, mandando in panchina Jankto e de Paul per puntare sulle combinazioni ravvicinate tra le due punte, Perica e Maxi López, che aprissero spazi per gli inserimenti di Fofana e Barak. L’Udinese ha rinunciato presto a passare dal centro, anche perché Hallfredsson faticava a smarcarsi, scegliendo quasi sempre di iniziare l’azione con la conduzione di Samir, che attirando Parolo avrebbe dovuto aprire lo schieramento della Lazio e creare spazi a catena in cui far progredire la manovra.

Il gioco friulano è apparso da subito piuttosto prevedibile: sulla destra, Nuytinck non ha mai portato la palla, limitando di fatto la costruzione della manovra soltanto sulla fascia sinistra, Samir, poi, faceva fatica a trovare linee di passaggio utili a risalire il campo, anche perché mezzali ed esterni non riuscivano con i loro movimenti a innescare i tipici sviluppi delle catene laterali.

Il piano di Oddo ha funzionato solo una volta nel primo tempo: Pezzella ha attivato una combinazione tra Perica e Maxi López con un passaggio diagonale e Fofana si è inserito da dietro con i tempi giusti arrivando alla conclusione dopo la sponda del centravanti argentino.


Una delle rare volte in cui l’Udinese è riuscita ad avere uno sviluppo efficace sulla fascia e ad attivare le due punte tornando al centro.

Nel secondo tempo Oddo ha provato a forzare la ricerca di linee di passaggio più interne invertendo il triangolo di centrocampo con l’ingresso da trequartista di de Paul per Barak, ma la copertura del centro della Lazio e la rinuncia a una mezzala che favorisse lo sviluppo della manovra sulla fascia aveva reso ancora più prevedibile l’Udinese. Oltretutto, i soli Hallfredsson e Fofana si trovavano a gestire spazi enormi in difesa e la Lazio poteva controllare la palla con relativa facilità.

Oddo ha quindi provato a modificare di nuovo lo scenario inserendo Jankto da trequartista destro al posto di Barak, con de Paul a completare il quadrilatero a sinistra e Hallfredsson e Fofana come vertici bassi. Oltre a recuperare i meccanismi della catena laterale, le posizioni nei corridoi interni di Jankto e de Paul dovevano favorire, nelle intenzioni del tecnico bianconero, lo sviluppo centrale della manovra. E in fase difensiva i loro ripiegamenti non lasciavano più soli i due centrocampisti.


Lo schieramento dell’Udinese dopo l’ingresso di Jankto.

La prestazione dell’Udinese è migliorata: de Paul ha avuto una grande occasione dopo un errore di Strakosha sul pressing alto della squadra di Oddo, e manovrando all’interno dello schieramento biancoceleste da destra a sinistra i friulani sono arrivati due volte al tiro con Fofana e de Paul. Nel momento del massimo sforzo offensivo, però, una palla persa proprio nel tentativo di sviluppare l’azione a destra ha aperto la metà campo a Felipe Anderson e sancito la fine della partita con il gol del 3-0.

La Lazio è ricca di risorse
La netta sconfitta segue i due pareggi con il Chievo e la SPAL e conferma le sensazioni che l’Udinese sia in calo dopo la sorprendente striscia di cinque vittorie consecutive. Oddo ha rinunciato alle qualità di de Paul e Jankto tornando ad affidarsi alle combinazioni strette e ravvicinate tra le due punte per risalire il campo favorendo gli inserimenti delle mezzali. Il piano non ha funzionato non solo per la scarsa fluidità dell’impostazione dal basso, che non ha aperto i corridoi attraverso cui arrivare alle punte, ma anche per il set di movimenti piuttosto scarno offerto da Perica e Maxi López, incapaci di fornire un appoggio sulla trequarti che desse un’alternativa allo sviluppo laterale della manovra.

Ovviamente si deve tenere conto delle assenze: «Siamo l’Udinese e non possiamo regalare giocatori come Widmer e Lasagna», ha ricordato Oddo a fine partita, ma le loro assenze sono state amplificate da una strategia che non ha funzionato e dalla rigidità che caratterizza gli attacchi della sua squadra, fondati su movimenti ripetuti e combinazioni schematiche.

Al contrario, la Lazio ha dimostrato di avere risorse offensive in abbondanza per far fronte alle assenze dei giocatori più forti e di sapersi adattare a differenti contesti. Nelle ultime tre partite la squadra di Simone Inzaghi ha segnato 13 gol e si è presa il terzo posto in solitaria. «Per molti è una sorpresa», ha sottolineato il tecnico biancoceleste. In questo momento, però, ci sono pochi dubbi su chi sia la candidata più credibile per il posto alle spalle di Napoli e Juventus.

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