Autore Topic: Laziomania: il 'paradosso Romagnoli' (quando ci ridarete met Nesta?)  (Letto 82 volte)

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                    Come lo combatti il fato?La Lazio esce frantumata da una semifinale a tratti bella, ad alta intensit, sicuramente lunga, lunghissima, nel gelo dell'Olimpico. La sensazione angosciante del "gi scritto", con la partita che si avvita verso l'unica conclusione possibilmente beffarda, inevitabile, come se fosse un fato a cui comunque tutti i presenti e gli assenti e i lontani erano chiamati. La chiude sotto il nevischio un rigore del tifoso biancoceleste Romagnoli, sotto la sua Curva Nord ("ci andavo con mio padre da bambino"), senza esultare, con la 13 di Nesta (quando ci ridarete la met della sua carriera, sar comunque troppo tardi). E' sua la faccia che pi percorre le bacheche Facebook dei tifosi della Lazio, con la famosa "maglia bandiera", in un selfie che sa di amara beffa.Il "paradosso" Romagnoli quello che pi fa incupire: durante la lotteria dei rigori il pensiero ricorrente era sempre quello. "Chi ci pu fare pi male, chi ci pu beffare?".



Una corrente di pensiero sosteneva l'ex giallorosso Borini, voluto fortemente da Inzaghi prima del suo passaggio al Milan. Un'altra diceva il grande ex, Lucas Biglia, quello del "Forza Lazio" al suo primo giorno rossonero. Invece no, il destino ha voluto fosse quello che "forza Lazio" lo gridava da bambino. Che alla fine alza gli occhi al cielo, a fine partita aveva il cellulare grondante di messaggi, li leggeva a testa bassa, in zona mista. "Al, te l'avevo detto, gli dicono. E lui legge, con la 13 di Nesta.





Un altro che non meritava di finire cos stato Luiz Felipe. Il brasiliano calcia alto il rigore decisivo, dopo due parate di Strakosha (e due errori di quelli che non ti aspetti, Leiva e Milinkovic Savic, 200 milioni di occhi al cielo a causa sua). Non se lo meritava: ha giocato una partita da veterano, subentrando a Caceres, ha sopportato gli strappi rossoneri, il Milan capace di ribaltare il campo e risalirlo a grande velocit. In qualche modo, oscuro, ha evitato il gol di Kalinic, arrivando a spron battuto, forzandogli psicologicamente la conclusione. La sua ultima conclusione, il rigore, lo ha abbattuto, a fine partita, in zona mista, aveva quasi gli occhi lucidi. Ora toccher ad Inzaghi ricomporre, ricreare umore ed energie, proprio lui che per qualche oscuro motivo contro Gattuso non ce la pu fare, come se si ostinasse, da calciatore, a dribblarlo sempre allo stesso modo, e allo stesso modo venisse stoppato, ripreso, inseguito. Gattuso costringe la Lazio alla stasi, un sistema in eterna proposta offensiva a languire un poco (anche se le sue palle gol la Lazio le ha, eccome). E al "paradosso" di Romagnoli si aggiunge la "maledizione Gattuso". Non lo salti mai. Mancava solo la neve. Ah no.





Sui social, che bel mondo, vario, qualcuno gi scrive "Milinkovic ha scocciato". Il serbo gi incappa nella "sindrome del riccone": le offerte ultramilionarie che lo riguarderanno danno un po' fastidio, perch se vale cos tanto allora, per alcuni, dovrebbe decidere sempre, strabiliare sempre. Con Kessie ha dato vita ad un duello titanico, fisico, mentale, di forza e gambe e tecnica. Una cosa che nemmeno "Maciste contro Golia", solo per lo spettacolo da calcio marziale misto bisognerebbe saltare in piedi, contenti di poter offrire qualcosa di simile su un palcoscenico cos importante. La Lazio esce con una certezza: uscita da Lazio. A testa alta, giocandosela fino allo stremo. Ora la Juventus appare una montagna altissima da scalare, perlopi con 120' sul groppone.







Che significa che uscita da Lazio? I laziali gi lo sanno. Soffrendo, ovviamente, con una punta di crudelt opzionale del destino. No, non il nevischio in faccia a fine partita, ma quel rigore, il gol, un tifoso della Lazio che, sotto la sua curva, alza gli occhi al cielo, quasi senza esultare, mentre i suoi compagni lo raggiungono in folle esultanza. E no, i suoi compagni non sono i giocatori della Lazio. Quelli dovranno rimettere insieme i pezzi, resettare tutto. Perch se ai tifosi si pu chiedere di non strachiedere (a Milinkovic), loro sanno che comunque, contro la Juventus, dovranno di nuovo stra-dare tutto. Anche per dimenticare una sorte di angosciante sensazione di avvitamento veloce, di caduta al suolo, che mano a mano, passando i minuti, si aveva in testa, opprimente, una specie di memento rigori. Come se i rigori potessero regalare la sentenza pi amara, pi beffarda, con la 13 di Nesta, sotto la Curva Nord, con lo sguardo al cielo (quando ci ridarete indietro, Milan, la met della carriera di Nesta, sar comunque troppo tardi). E cos stato, ed stato assolutamente da Lazio, qualcosa che tutti i presenti, gli assenti e i lontani sono chiamati a fronteggiare come hanno sempre fatto. Assolutamente da laziali.



               

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