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Autore Topic: Petkovic e il 26 maggio "La mia Lazio da leggenda"  (Letto 137 volte)

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Petkovic e il 26 maggio "La mia Lazio da leggenda"
« : Sabato 26 Maggio 2018, 11:09:27 »
www.gazzetta.it



Cinque anni fa la vittoria della Coppa Italia nel derby contro la Roma. L'allenatore racconta: "Ancora oggi mi ringraziano per quella serata"


Basta la data e riaffiorano emozioni e ricordi. A Roma il 26 maggio, da cinque anni a questa parte, è un giorno particolare. Nel 2013 si giocò l’unico derby della storia che ha assegnato un trofeo. Finale di Coppa Italia, Lazio e Roma una contro l’altra. Partita contratta, ma non interessa a nessuno. Perché mai come quel giorno contava solo vincere. Ci fu solo un gol, e a farlo fu Lulic, guarda caso oggi capitano dei biancocelesti. Petkovic, allenatore di quella Lazio e ora c.t. della Svizzera che si prepara al Mondiale, ha capito solo parecchio tempo dopo il significato che la città dava a quella partita. La sua serenità, probabilmente, quel giorno è stata l’arma segreta. "Ricordo la tensione dei giocatori che erano a Roma da tempo – racconta Petkovic –. Io cercavo di calmarli. Non potevo immaginare... Oggi i giorni precedenti a quella partita li vivrei con molta più ansia. Pensavo fosse importante conquistare la coppa perché in Italia vincere non è facile, ma per la Lazio quel trofeo ha un valore speciale perché arrivato contro la Roma".



Cosa le ha fatto capire l’importanza di quel successo?



"L’euforia nei giorni successivi era incredibile e non è mai passata. Non importa che io sia in Italia, in Svizzera o in vacanza in America. In qualsiasi parte del mondo io incontri tifosi laziali, tutti mi dicono: 'Grazie per il 26 maggio'".



Della festa cosa ricorda?



"Era...continua. Per mesi, a ogni partita, i tifosi esultavano allo scoccare del 71’ minuto, quello del gol di Lulic. Per tutta l’estate c’erano aerei che sorvolavano la città con striscioni relativi a quella partita. Incredibile".



Un caso che Lulic, oltre a Radu, sia l’unico ancora in rosa?



"Quel gol lo ha reso una leggenda, lo ha reso immortale, e se lo merita. È un ragazzo d’oro, che mette il cuore in quel che fa. Lo avevo allenato pure allo Young Boys e al Bellinzona, gli sono molto affezionato".



Lei dà molta importanza all’aspetto umano dei giocatori...



"A certi livelli è fondamentale lo spirito per ottenere un rendimento migliore. Se si allena in Serie A o una nazionale come la Svizzera i giocatori dal punto di vista tecnico-tattico sono pronti. Siamo al top, c’è poco da migliorare. Bisogna riuscire a tirar fuori da loro lo spirito giusto, la positività, la fiducia, la voglia di vincere".



Da cosa è nata questa convinzione?



"L’esperienza di vita. Da giocatore non davo molta importanza all’emotività, allo spirito, col tempo però ho imparato che può fare la differenza".



Della Lazio attuale cosa pensa?



"Inzaghi è l’uomo giusto al posto giusto. Gli mando i miei complimenti. Dispiace per come è finito il campionato. Il discorso Champions andava chiuso prima. L’Inter dopo la gara col Sassuolo era morta, ma col pari della Lazio a Crotone è resuscitata. A quel punto era difficile. Una squadra come l’Inter non muore due volte in una settimana".

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