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Autore Topic: SEBASTIANO FANTE ITALIANO  (Letto 14833 volte)

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Offline Frusta

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Re:SEBASTIANO FANTE ITALIANO
« Risposta #460 : Venerdì 27 Marzo 2020, 19:51:15 »
¿Dónde está Oesterheld?



Héctor Oesterheld, geologo per caso e visionario per vocazione, scomparve il 21 aprile del 1977 a La Plata, lo prelevarono la notte del 21 aprile del 77 gli sgherri di Videla e di lui non si seppe più nulla. 
Alla fine di giugno dell' anno precedente erano divenute desaparecidas le sue prime due figlie Beatriz e Diana. La terza, Marina, scomparve a novembre del 77. Il il cadavere di Estrela, la più piccola, fu ritrovato insieme a quello del marito un mese dopo.
Chi non conosce Oesterheld può informarsi in rete, chi lo conosce sa cosa abbiamo perso.
In questi giorni di arresti domiciliari mi è capitata fra le mani la sceneggiatura dell' ultimo capitolo di Mort Cinder, forse il più bello di tutta la saga.
E' solo una piccola parte di un capolavoro http://www.slumberland.it/contenuto.php?id=144 che arrivò in Italia grazie a quel genio assoluto della divulgazione che si chiamava Oreste del Buono.
Ve la posto qui  :) fatene quel che volete.

L'ottimista pensa che con Lotito questa sia la migliore Lazio possibile. Il pessimista sa che è vero.

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Re:SEBASTIANO FANTE ITALIANO
« Risposta #461 : Venerdì 27 Marzo 2020, 19:53:02 »
N.B.
Non fate caso ai puntini di sospensione, alla ridondanza della punteggiatura ed ai capoversi arbitrari; nella sceneggiatura di un fumetto sono le indicazioni che l'autore, per la successione delle vignette, dà al disegnatore, Alberto Breccia in questo caso, per me uno dei cinque migliori di tutti i tempi.

LE TERMOPILI
   

"Anche se pensandoci bene, nell' impeto della lotta la morte cessava di essere morte. Si, fu bello essere lì alle Termopili"

Mort Cinder, l' uomo dalle mille e una morte, iniziò a raccontare...

-Ora la notizia è certa, l' esercito di Serse è a una giornata di marcia.

E' Lamo, un soldato focese, a portarci la notizia. Un pastore ha visto dall' alto delle montagne il grande esercito persiano.

-I persiani coprono tutta la terra, sono come una nube immensa! hanno innumerevoli cavalli e strani animali con due schiene, e carri da guerra... La polvere che sollevano cancella l' orizzonte! Il sole stesso è impallidito!"
-Ripeto quanto ho già detto: ritirarsi davanti a un nemico superiore non è disonorevole. Se restiamo qui, saremo massacrati. Io e i miei tebani proponiamo di ritirarci a sud.
-Hai detto bene, tebano. Cosa possono fare quattromila greci contro due milioni o più di persiani?
-Chiedi cosa potremmo fare in quattromila contro due milioni? Ti rispondo io: morire!
-Noi spartani ci impegnamo a difendere il passo delle Termopili. E lo faremo anche se ci lasciate da soli!
-Hai detto bene, re Leonida, noi spartani siamo trecento, ma siamo tutti con te.

Si, io, Mort Cinder, fui uno di coloro che difesero il passo delle Termopili. Fu nell' anno 480 avanti Cristo. Il mio nome allora era Dionigi, con me c' era Alfeo, ed eravamo entrambi opliti.

-Gli uomini di Tespi combatteranno accanto a quelli di Sparta
-Anche noi di Micene, resteremo tutti.
-Leonida, vorrei avere anche io la tua fede. Ma l' esercito del Gran Re è enorme. E porta con sé gli "immortali", la sua truppa scelta. Tutte le città dell' Asia gli hanno aperto le porte...
-E' il mondo intero che ci attacca. Quando i persiani punteranno i loro archi contro di noi, le frecce saranno così tante che oscureranno il cielo.
-Meglio. Combatteremo all' ombra.
-Tu si che parli spartano, Dionigi. Tu invece, Alfeo, parli senza nerbo, come un ateniese. Questo perché leggi ciò che non dovresti, perché ti occupi di cose indegne di uno spartano!

Alfeo. Il mio amico Alfeo, forse l' unico spartano capace di recitare Omero. Perché a Sparta leggere poesia o qualunque altra cosa era considerato un delitto. La Patria voleva guerrieri, non filosofi. Alfeo mi recitava gli antichi versi di nascosto. Io non sempre li capivo, ma era un amico.

-Leonida, laggiù c' è un cavaliere. Deve essere una spia del Gran Re! Gli tiro una freccia?
-No! Lascialo che vada a raccontare a Serse quanta paura ci fa il suo esercito...
-Vattene sciacallo, prima che ti scaldiamo la coda!

Nell' affanno di fuggire, il persiano quasi cadde. Era bello ridere tutti insieme. Rise anche Alfeo. Anche se sapevamo che le nostre ore erano contate, che non c' era più filo per noi sul gran telaio delle Parche.
Il grande esercito ci mise tre giorni per ammassarsi di fronte a noi...

-Il pastore diceva bene. Sono milioni!
-Non importa... Il passo è stretto e potrenno combattere solo poche centinaia alla volta...
-Il vantaggio è nostro, saranno solo tre persiani contro uno spartano... Povero re Serse, quanta pena mi fa!
-Sarà bello averti a fianco, Dionigi, moriremo, ma ridendo!

Lo sterminato esercito continuava ad avanzare come aveva previsto Leonida. Il passo così stretto li obbligava ad attaccare su un piccolo fronte.
Le prime frecce...
Eravamo ben protetti. Frecce e pietre non ci recavano più danno di un nugolo di insetti ronzanti, così ci preparammo allo scontro urlante.
Se ci stancavamo della lancia, la affidavamo all' ilota, all' ausiliare. Poi combattevamo con la spada. I persiani andavano all' attacco pazzi di paura, i loro movimenti erano maldestri.

-Sembra di battersi...
-Sembra di battersi contro delle vecchie!
Si vede che sei giovane e scapolo, Dionigi... cosa ne sai di come combattono le vecchie?

Un' ondata dopo l'altra di guerrieri persiani. Attaccavano mentre alle loro spalle li spingevano contro le nostre spade con lance e scudisci.
Usammo di nuovo le lance... Poi tornammo alle spade, finché non suonarono le trombe e l' attacco cessò.

-Se ne vanno! Alfeo, hai visto che non era poi così difficile?
-Torneranno, Dionigi. E, a proposito, sai che c' è un passaggio segreto fra le montagne? Se i persiani lo trovano ci attaccheranno alle spalle...
-Che notizia! Il passo è ben custodito dai nostri alleati focesi... Cosa fa Leonida?
-Guardate! Il grande Serse sta perdendo la pazienza. Ci manda i suoi "immortali". Avanti, mortali contro "immortali"!

Lasciammo il muro, avanzando scudo contro scudo, le lance spianate...
Lo scontro non fu più duro dei precedenti. Gli "immortali" cadevano davanti a noi a cataste.
Cercavano di stancarci, la pagarono cara.

-Ehi, Leonida, ci sono troppi caduti, avanziamo un po'?
No! Arretrare su tutta la linea!

Eravamo opliti, eravamo spartani... Obbedimmo. I persiani ci videro cedere. Ripresero vigore: vedevano la vittoria a portata di spada...

-E adesso avanti! All' attacco!

La voce imperiosa di Leonida trasformò la ritirata in un' avanzata sempre più  impetuosa. Le cataste di caduti crescevano. Ripetemmo la manovra: prima cedevamo, poi ritornavamo ad attaccare. I morti ormai erano a migliaia.
Il Gran Re assisteva al combattimento da una altura. Dovette abbandonare il suo trono due o tre volte, tale era l' orrore per quanto vedeva. I suoi "immortali" fatti a pezzi dalle nostre corte, instancabili spade.

-Lo avevo detto! Povero Gran Re Serse, pov...

Non terminai la battuta... Un colpo secco mi mozzò il fiato. Credevo che il cuore smettesse di battere.

-Portalo indietro, dall' altra parte del muro!

Prima Alfeo, poi l' ilota, mi allontanarono dalla battaglia.
Non ero l' unico ferito. L' augure Megisto fungeva da medico. Mi tolse la freccia e unse di mirra gli orli della ferita.
Mi sentivo meglio. Vidi tornare gruppi di spartani. Gli alleati tespiesi ci sostituirono. Vidi Lania, Cirofonte, tutto il mio plotone era stato rimpiazzato, ma...

-E Alfeo?
-Non l' ho visto.
-Credevo fosse con te, Cirofonte.
-Alfeo...
-Sarà rimasto indietro...

-Alfeo... Alfeo...

Nessuna ferita poteva bruciare così tanto. Era tanta l' ansia che dimenticai di mettermi l' elmo...

-Alfeo!!!
-Alfeo!!!


Il mio corpo non aveva più ferite, aveva più energie che mai. Ma i persiani erano molti e mi circondarono...

Siamo qui, Dionigi... C' è anche Alfeo con noi...

Un' altra volta sulla linea mentre il combattimento indietreggiava, e arrivammo al muro...
Avevo trascurato troppo a lungo la mia ferita, e mi si piegarono le ginocchia...

-Alfeo... Alfeo...
-Dionigi, sei spartano? Da quando in qua uno spartano piange un morto?
-Da quando, dico io, uno spartano piange un vivo?
-E' stata una fiondata alla tempia... Sei stato molto fortunato, Alfeo... La pietra aveva poca forza...

Alfeo rideva, Cercai di ricordare qualche antico verso per citarglielo ma non me ne venne in mente nessuno...
La notte cominciava ad accumularsi a valle in lenti squarci. La battaglia si spense... Brillavano le migliaia di fuochi nel campo persiano. Potevamo riposare...
Notte sulle Termopili. Le "porte calde" le chiamavano per le loro fonti termali.

-Pirati fenici... Li attaccammo... gli togliemmo le due donne che avevano rapito... Ricordi?
-Come potrei scordarmelo?... Ti prendesti la più alta, ti ho odiato per questo. Ma poi mipassò...


Notte sulle Termopili. Qualche ferito si lamentava... Per gridare così doveva essere persiano.
Le parche filavano, ridendo  perché non avevano quasi più filo... Erano tante le vite che sarebbero finite prestissimo...
Ma io ignoravo ancora che il filo delle parche era molto corto. Avevo occhi solo per la somma bellezza della notte...

-Oggi è stato un giorno perfetto. Abbiamo tenuto in scacco un nemico dieci volte più numeroso ... Giorno di vittoria... Giorno spartano...
-Anche la notte è perfetta... Domani torneremo a combattere insieme. Spalla contro spalla... Torneremo a vincere...

Guardai Alfeo. Dormiva sereno, con il sorriso sulle labbra... Come se avesse appena recitato Esiodo. Alfeo, amico mio...
Lo ignoravo, ma avevo una benda sugli occhi... Sarebbe caduta presto, troppo presto.
Chi era che camminava a lenti passi tra gli uomini addormentati? Lo riconobbi... Era l' indovino...

-Megisto, non dormi?

Si fermò, tardò a voltarsi... Finalmente mi guardò negli occhi... Nei suoi occhi c' era tutta la notte...

-Avremo tanto tempo per dormire, tutta l' eternità... E a proposito, strano che sia proprio tu a vegliare, Dionigi, mentre tutti gli altri dormono... Dovrebbe essere il contrario...
-Non capisco... Cosa dici?
Niente, Dionigi, non farci caso... Altri tre giorni e capirai... Godiamoci la notte e le stelle, che ci resta tanto poco...

La voce di Megisto, l' indovino, era calma, ma molto triste. Cosa vedeva nel futuro?

-Il vento che soffia è Borea... Viene da spiagge remote e sconosciute... E va verso sud, verso l' Africa, e oltre, verso l' ignoto... come noi...
-A te, Dionigi, posso dirlo... sei un uomo valoroso e sei spartano. Il nostro filo sul telaio delle Parche è quasi terminato... Nessuno di noi tornerà mai a Sparta... E' finita anche per Leonida e i suoi guerrieri...
-Tutti lo ignorano ma hanno baciato i loro figli per l' ultima volta. Non più mense piene di gioia per Leonida e i suoi guerrieri... Ombre, siamo già ombre.


Megisto si allontanò. Io non dissi nulla...
...Perché sapevo che era inutile. La benda mi era caduta dagli occhi... All' improvviso vedevo che avevo combattuto senza accorgermi di quanto accadeva. Avevo creduto fino ad allora che quella fosse una battaglia fra tante, una gloriosa avventura da raccontare poi fra una coppa e l' altra di vino rosso...

-Alfeo...

Sussurrai appena il nome tanto caro. Avrei dovuto svegliarlo. Raccontargli quanto aveva detto Megisto. Ma presto lo avrebbe saputo... Che continuasse a sognare di cavalcare in riva al mare il suo bianco destriero. Sabbia dorata, schiuma, gabbiani...

-Melas

Melas, colui che mi aveva salvato dai barbari. Faceva rumore perfino dormendo. Era grande, rozzo, brutale. Ed era un mio amico. Si ricordava Melas di quando avevamo acceso anfore d' olio nel tempio di Afrodite come se fossero lucerne? Avevamo ballato, ubriachi, fra le risate delle sacerdotesse. Ma poi le facemmo tornare serie...

-Ormos

Avevo combattuto spesso con Ormos... Quando voleva punire gli iloti non li uccideva, gli cuciva le mani alle orecchie, li faceva ballare e li spingeva nel fuoco... I vecchi applaudivano... Dicevano che era il più spartano di tutti. Alfeo e io lo odiavamo, ma fu lui a salvarci quando cademmo nell' imboscata del monte Eurismo. Ormos in battaglia è una belva, però di lui ci si può fidare...

-Safnia

Safnia era stato re di Sparta. Aveva una bellissima moglie che aveva cercato di farlo ammalare con delle erbe perché non partisse con Leonida, ma Safnia se ne accorse, la picchiò e la rinchiuse con gli iloti...
Li guardavo tutti come se non li avessi mai visti... Megisto non aveva mai sbagliato. Uno, due giorni, e per noi sarebbe tutto finito. Tutto è diverso quando si guarda con gli occhi da moribondo....

-Rus

Il mio ilota... Perfino un ilota sembrava diverso... dopotutto è un uomo anche lui... Molto più di un cavallo o un cane...
Ora che ci penso, Rus è un buon ilota, il migliore. Mi è sempre accanto, ovunque, anche nel folto della mischia. L' hanno ferito spesso... Ora che ci penso avrei dovuto premiarlo... So cosa farò...

-Rus, andrai a casa. Porterai un messaggio a Ilirio, mio fratello...
-E la battaglia?


Dirò a Ilirio che prenda Rus al suo servizio... Così lo salverò dalla morte... Perché dovrebbe morire con me?

-Ma tu, signore, hai bisogno di me...
-Non mi servi più, vattene subito. Rus, il messaggio è urgente... Mostra la tavoletta alla sentinella e vattene....

Aprì la bocca ma non disse nulla, gli occhi gli si riempirono di lacrime. Mi baciò la spada, la lama che aveva affilato tante volte e se ne andò. Perché non lo resi libero seduta stante? Perché non mi venne in mente?
Mi sdraiai a riposare. Un buon guerriero sa usare il riposo quanto la lancia. Mi addormentai... Accanto a me la fedele sposa di sempre, la spada...
Sonno senza sogni. Credetti di sentire un clamore lontano. Doveva essere il mare. Ma all' improvviso sentii il sole alto negli occhi e urla che mi rimbombavano nelle orecchie.
Quanto tempo ho dormito? Non mi hanno svegliato! Non mi era mai successo. Presi le armi, e corsi in prima linea...

-Alfeo, perché non mi hai chiamato? Ho congedato Rus...
-Ti abbiamo visto dormire così bene. E poi per quello che servo in battaglia...
-Senti un po' chi parla, la spada più molle di Sparta!
-A che serve la più affilata delle spade se resta addormentata?


Era bello combattere a fianco di Alfeo. Era bello colpire il bersaglio giusto con la spada... A fianco di Cirofonte e di Ermes uccidevo un colpo dopo l' altro, ma non riuscivo a pensare alla morte. Non si è mai più vivi di quando si uccide. Megisto doveva aver sbagliato le sue profezie... come potevamo soccombere...

-Fuggono di nuovo!

...Se i barbari si scoraggiavano, se si stancavano di morire e ripiegavano ancora una volta? Durante tutto il giorno non avevano fatto altro che morire. Io ero...
...Esausto. Non potevo quasi sostenere la spada. Di nuovo cadde la notte. Non mi interessavano più le ombre, né Megisto e le sue profezie. Pensavo solo a dormire. E dormivo. A notte fonda mi svegliò la mano di Alfeo...
[
i]-Sveglia, Dionigi, c' è qualcosa...
-Questo focese porta cattive notizie... Non per niente hanno svegliato Leonida
-I persiani, re Leonida, vengono dal passaggio tra le montagne! Fra poco ti attaccheranno alle spalle!

-Non siamo riusciti a fermare i persiani, erano troppi.
-Il pianto non ha mai frenato un esercito. Ciò che è fatto è fatto.
-Bisogna fuggire dalle termopili finché siamo in tempo.[/i]
-Sparta ha ordinato di difendere le termopili, e questo faremo noi spartani. Gli alleati sono liberi di andarsene, se vogliono.

Perché fare nomi da consegnare alla vergogna? Meglio far nomi per la gloria. Non dirò gli alleati che se ne andarono. Dirò solo quelli che sono rimasti.

-Sapevo che potevamo contare sui tespiesi fino all' ultimo, Demofilo.
-Degli spartani e dei tespiesi sarà la gloria di salvare la Grecia, re Leonida.


Si, rimasero solo itespiesi. E i tebani, ma questi ultimi per punizione, perché avevano trattato con i persiani, allo spuntare del sole già marciavano contro gli invasori.

-Megisto, cosa ci fai qui? Ti avevo ordinato di tornare a Sparta. Il tuo mestiere è la profezia, non la guerra.
-La profezia e la guerra si incontrano nella morte, re Leonida, io resto.


Non aspettammo i barbari, attaccammo un' altra volta. Saremmo morti uccidendo!
I persiani caddero a centinaia, a migliaia, finché una freccia...
... Non colpì a morte re Leonida.
I barbari volevano impadronirsi del corpo. Lo difendemmo, mentre la morte scatenava la sua orgia. Il corpo di Leonida rimase a noi....
...Per pugnalare un principe barbaro...
...Citofonte ricevette un feroce colpo d' ascia alla nuca...
...Ferita atroce che lacerò i nervi. Braccia e gambe gli si contrassero violentemente. Saltava come una grande marionetta disarticolata...
Una lancia lo inchiodò a terra. Finalmente cessò di agitarsi. I barbari erano sempre di più. Dovevano sapere che presto saremmo stati attaccati alle spalle. Ripiegammo...
Faticavamo perfino a sostenere la spada, ma continuavamo a combattere. Una lancia cercò, trovandolo, il fianco di Alfeo.

-Alfeo!
-Lasciami, Dionigi, per me è finita...
-No, Alfeo, no...

Ma sapevo bene che la lancia era penetrata troppo a fondo. La punta aveva lacerato le interiora.

-Non parlare di morire, Alfeo! E' la vittoria, guarda quelle navi, sono navi di Atene! Hanno sconfitto la flotta persiana, Alfeo, abbiamo vinto!
-Alfeo torneremo a Sparta, faremo sacrifici nel tempio di Afrodite. Avrai per te le cosce di rame delle prigioniere più belle, e...

Morte spartana: un pugnale amico alla base del cranio che risparmiava il dolore. Parole gioiose che promettevano piacere...
Morto Alfeo che posso raccontare ancora? Arrivò l' attacco alle spalle. Ci incalzavano e noi cadevamo, fianco a fianco, spartani e tespiesi.
Ormos, Melas, Safni, quello con la bella sposa, tutti finirono per soccombere, sempre combattendo, benché le armi fossero ormai rotte, con le mani, coi denti.
Io, Dionigi, fui l' ultimo a soccombere. Tutti gli uomini mandati da Sparta a difendere le Termopili avevano obbedito agli ordini. Insieme ai loro alleati per tutta l' eternità, i tespiesi.
Mi risvegliai in un anfratto della montagna. Per farmi riprendere i sensi mi sfegarono un carbone acceso sul petto. Mi trascinarono fuori, al sole. La collera del Gran Re doveva essere enorme. Aveva fatto a pezzi il corpo di re Leonida.

-Spartano, ti pentirai di essere l' unico prigioniero.
-Domani ti farò tagliare la mani... Ti strapperò la lingua... Ti farò scoppiare gli occhi... Ma non ti castrerò, perché la tua stessa carne ti tormenti.


Mi lasciarono lì, legato ad una roccia, a riempirmi gli occhi, per l' ultima volta, di mare, e montagne, e cielo, e stelle, e del rosso e del porpora dell' alba.

-Cominceremo dalla mano destra, la mano della spada.

Guardai il cielo azzurro, gli uccelli.
Quando mi avrebbero bruciato gli occhi, avrei spinto in avanti la testa, i ferri sarebbero entrati nel cervello e sarebbe stata la morte istantanea, ero deciso.

-E allora che aspetti, Gran Re, che aspetti a dare l' ordine? Il giorno sta invecchiando.

Il sole ardeva sul pugnale di bronzo lavorato e sulla lama di ferro incandescente. Il Gran Re sembrava vecchio di secoli.

-Che genere di uomo sei, spartano?
-L'hai detto tu stesso, uno spartano.


Lo guardai negli occhi stanchi. Il Gran Re, ormai senza più la collera della battaglia, era un piccolo uomo che per una volta almeno avrebbe voluto sentirsi spartano.

-Vattene, uomo di Sparta. Tu sei più re di me, sei re di te stesso... Vattene.

Camminai verso il nord, i sentieri del sud mi erano vietati. Tre iloti fuggitivi si unirono a me. Andavamo versola scoscesa Tracia, non mi importava dove, qualsiasi luogo era lo stesso. Il vento fra gli alberi era sempre uguale, e sapeva sospirare un solo nome: Alfeo. Io, amico, sono stato alle Termopili. Tanti morti pesano, ma uno spartano non piange.
L'ottimista pensa che con Lotito questa sia la migliore Lazio possibile. Il pessimista sa che è vero.