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Autore Topic: Venti anni senza Lucio Battisti: ci ritorni in mente...  (Letto 55 volte)

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Venti anni senza Lucio Battisti: ci ritorni in mente...
« : Domenica 9 Settembre 2018, 08:05:18 »
www.LaLazioSiamoNoi.it



                           Ci ritorni in mente, non poteva che essere cos. Certi legami, difficile trovare valida smentita, possono persistere nelleternit. Ergersi, immutabili, di fronte allinesorabile scorrere del tempo. Legami che non possono svanire, appassire. Una simbiosi spasmodica: quella che ancora oggi molta gente nutre per Lucio Battisti, e che Lucio Battisti nutriva per la musica. La sua scomparsa, venti anni fa, ha lasciato un vuoto incolmabile nel panorama musicale italiano. Ma la sua figura, il suo talento limpido e genuino, continua ad appassionare le generazioni postere. Un genio, licona di unintera epoca. Tanto grande, Lucio Battisti, quanto riservato. Marcata era la linea che teneva distinte la vita artistica da quella privata. Questultima, anche per un Re Mida della musica come lui, era costellata da passioni vive. La Lazio, non un segreto svelato, faceva parte di queste. Le etichettature, uno come lui, difficilmente poteva sopportarle. La musica era il ponte solido tra la sua persona e il mondo circostante. Unico veicolo di pensiero. Un argomento non inerente al suo lavoro, come il calcio, non doveva e non poteva essere strumentalizzato. Per questo le testimonianze della sua fede calcistica rimangono esigue. Ma negli occhi di Lucio, il bianco e il celeste erano colori vividi. Nel 2003, in occasione di una partita con il Bologna, l'allora presidente Ugo Longo regal a pap Alfiero Battisti la maglia della Lazio, con sopra scritto 'Lucio uno di noi'. Mio figlio era un grande tifoso della Lazio, amava andare allo stadio senza farsi riconoscere, ha raccontato proprio il padre. Questa breve confessione, in fin dei conti, costituisce la summa massima della personalit di Battisti. Un artista non pu camminare dietro il suo pubblico, deve camminare davanti diceva il cantautore, menestrello di unItalia che non sempre lo capiva. Questa la sua essenza, la chiave di lettura del suo genio, un genio che vuole lasciare incontaminata la sua immagine. La sua anima lanciava un grido, un canto libero, potremmo commentare sorridendo. Il canto libero in un mondo che non ci vuole pi. Arriv alla drastica decisione di tagliare i rapporti con fan e giornali, Battisti, per trovare quella tranquillit che la sua natura gli richiedeva. Anche la passione per la Lazio andava vissuta privatamente, dolce rifugio di una vita frenetica. Mogol non ha dubbi: Lucio era un laziale vero, ha dichiarato apertamente. E i suoi brani, incredibilmente capaci di trasformare lOlimpico in una fucina di emozioni, sono divenuti veri e propri inni per il pubblico biancoceleste. Nelle magiche sfide casalinghe, la canzone I giardini di marzo (pubblicata il 24 aprile 1972) riecheggia e accende i cuori dei tifosi della Lazio. Alla fine di un match vinto cieli immensi e immenso amore sono le parole che gli altoparlanti diffondono allunisono, dando vita a unatmosfera da brividi: se vuoi tu chiamale emozioni. Emozioni che, possiamo dirlo, sono state caratteristica endemica dei suoi brani. Sensazioni che, se sommate a quelle che il calcio regala, possono sconvolgere lanimo. Il calcio, argomento prosaico e banale quanto incredibilmente vivo nella societ moderna. Argomento che, con la solita malinconia, ha trovato spazio nei versi di Lucio Battisti: Io giocavo a pallone, sono il solito scarpone, ancora gioco, recitava in Ho un anno di pi. La voglia di non crescere, di non cambiare. Di rimanere integri. Ed cos che ricorderemo una delle figure pi importanti della musica italiana e non solo. Un suo titolo ci riconduce a un simbolo caro per tutti i supporter della Lazio: LAquila. Considerazioni mai banali, quelle di Lucio: Come unaquila pu diventare aquilone, che sia legata oppure no, non sar mai di cartone. La sua immagine, libera come uno degli animali pi affascinanti in natura, rimasta nitida e cristallina. Semplicemente indimenticabile.


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