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Autore Topic: il Centenario del Campionissimo  (Letto 198 volte)

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Offline darienzo

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il Centenario del Campionissimo
« : Giovedì 3 Gennaio 2019, 13:54:03 »
CASTELLANIA Il primo secolo di Fausto Coppi comincia in una mattinata gelida con un vento impetuoso che piega gli alberi e fa imprecare i tanti ciclisti saliti a rendergli omaggio nella sua Castellania, 59 anni dopo la sua tragica scomparsa.

Era il 2 gennaio del 1960, il Paese si fermò per i funerali. Il 15 settembre lo sport italiano celebrerà il centenario della nascita di uno dei campioni più amati, celebrati e tormentati.

Coppi che vinse, debuttante, il primo Giro d’Italia poco più che ventenne — nel 1940 — Coppi che partì soldato per l’Africa, Coppi prigioniero degli inglesi due anni in Algeria, Coppi il Campionissimo, Coppi e la Dama Bianca, Coppi ucciso quarantenne da un banale attacco di malaria che nessuno riuscì a diagnosticare e curare.

Di Fausto si è scritto più di qualunque altro eroe dello sport azzurro (230 volumi pubblicati dal 1960 a oggi), di Coppi si è esplorata ogni impresa. O quasi. Lontano dalle montagne del Giro o del Tour, senza un numero attaccato alla maglia, il 30 aprile 1945 Fausto lasciò Ercole, frazione del Comune di Caserta, in sella a una Legnano verde alla volta di Castellania da dove mancava da due anni. La sua corsa solitaria nell’Italia devastata dalla guerra durò oltre un mese. Liberato dagli inglesi, Fausto era sbarcato a Napoli dal piroscafo «Città di Orano» il 1° febbraio, aveva lavorato per qualche mese come autista di un tenente della Raf prima di riuscire a contattare Gino Palumbo, futuro direttore della Gazzetta dello Sport. Fu proprio il giornalista, con un articolo-appello sul quotidiano La Voce che allora dirigeva, a convincere il falegname casertano Angelo Davino a restaurare la sua vecchia bici e donarla al vincitore dell’ultimo Giro prima dell’esplosione della guerra.

Per scoprire come Coppi abbia coperto gli oltre 800 chilometri di strade martoriate che separavano la Campania dal Piemonte lavorano da anni, su testimonianze e frammenti di archivio, appassionati e studiosi de «La Mitica», associazione che a Castellania celebra la memoria del Campionissimo. Su parte dell’itinerario ci sono dati concordi, su altri resta un alone di mistero: del suo viaggio Coppi non rivelò mai a nessuno i dettagli.

Di certo Fausto pedalò tra Appia e Domiziana, di sicuro si fermò a Roma nella bottega del meccanico Nulli, cui aveva inviato una lettera chiedendo una bici costruita sulle sue misure e con cui ripartì alla volta di Firenze, dove sostò, indossando la maglia della Società Sportiva Lazio.

Di certo da Firenze tagliò l’Appennino tra Liguria e Piemonte — evitando il pericoloso versante emiliano — per piombare nella sua Castellania.
Il viaggio di Coppi, che sarà ripercorso su bici d’epoca dal 9 al 15 settembre prossimi da campioni e semplici appassionati (alcuni in sella a Legnano e Bianchi usate dal Campionissimo) sarà un formidabile itinerario tra storie e memoria del primissimo dopoguerra.
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Offline Arch

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Re:il Centenario del Campionissimo
« Risposta #1 : Venerdì 4 Gennaio 2019, 15:17:14 »
darienzo ricorda con sensibilità un triste ma importante anniversario. LazioWiki, quasi per magia, si è trovata in questi giorni davanti al Mito Coppi. Questo l'articolo da noi scritto e pubblicato oggi:

► La bicicletta di Fausto ◄

Ci sono pagine che raccontano la Storia. E oggetti che la testimoniano. Meglio ancora, oggetti che l’hanno fatta, la Storia. Prendete il ciclismo, lo sport per eccellenza almeno da noi per l’intera prima metà del ‘900, a cavallo delle due guerre e ancora avanti fino ai nostri giorni. Deciso a sconfinare nella leggenda come tutte le attività di fatica, l’unico forse in grado di contrastare lo strapotere del calcio. E... prendete allora la bicicletta del Campionissimo. Sì, proprio di Fausto Coppi, quella che tagliò traguardi quasi sempre davanti, di una spanna, di metri, a volte di chilometri. Vi emozionereste a vederla? Non una delle tante – ne hanno individuate già 70 col marchio Bianchi usate da "Faustino" tra il 1945 e il 1958, all’apice della sua vorticosa salita – no, proprio la nostra, quella nel cuore di noi laziali, quella con cui lui vinse sei corse in pochi mesi, al rientro dalla prigionia, con la tessera biancoceleste nel taschino...

 Ebbene, forse ci siamo. Laddove il forse, come vedremo, è necessario per rigore storico quanto pleonastico per induzione e per logica. Cos’è accaduto? Semplicemente che a LazioWiki, inteso come sito enciclopedico, un bellissimo giorno è arrivata una e-mail (ai tempi di Coppi sarebbe stata una compìta letterina) di un signore che per lavoro restaura bici antiche. Da passeggio, non da corsa. Le restaura come si fa con gli aggeggi meccanici: un colpetto di martello per raddrizzare, una riverniciata che rispetti il colore sbiadito di un tempo, qualche giunta alla catena e quantitativi industriali di grasso e di passione. Il signore in questione si chiama Alessandro Volta, il che è già un ottimo biglietto da visita per uno storico, e racconta di detenere una bicicletta presumibilmente appartenuta a Fausto Coppi nel suo periodo romano, bicicletta da poco acquistata da un anziano ex corridore, gregario e compagno di squadra del Campionissimo.

 E’ una bici da corsa su strada, marcata Nulli, arancione con doppia striscia argentata. Lui, Alessandro Volta, si occupa di bici da passeggio ma stavolta dice di aver fatto un’eccezione. Vive nel Pavese e i luoghi di Coppi – Castellania dove nacque il 15 settembre del ’19 e Tortona dove morì il 2 gennaio del ’60, ovvero la zona di Alessandria - distano appena un’ora in linea d’aria da casa sua. Il cuore batte al ritmo della passione. Che è quella del signor Volta e che è quella dei ricercatori di LazioWiki. I quali non se lo fanno ripetere e partono in caccia. La storia di Coppi per fortuna è già scritta, approfondita, scandagliata in centinaia di pubblicazioni. Eppure – pensate un po’ – non esiste una foto dettagliata con la bici Nulli inforcata dal grande Fausto. Bici da corsa, s’intende. Perché una di lui con la bici da pista invece c’è ed è già nell’archivio di LazioWiki.

 Nulli. E’ un nome che a questo punto avete visto ricorrere. E allora serve un salto nel passato, al 1945 per l’esattezza. La vicenda che portò Coppi a tesserarsi per la S.S. Lazio Ciclismo – si legge sulla scheda biografica riportata su LazioWiki - prese il via proprio nei primi giorni del 1945. Fausto, prigioniero di guerra in un campo inglese a Caserta, s'incontra il 9 gennaio con un gruppetto di persone provenienti da Roma, guidato dal giornalista del Corriere dello Sport, Osvaldo Ferrari. Con il cronista vi sono anche Pietro Chiappini, un veterano delle corse, suo vecchio grande amico e compagno di squadra alla Legnano, nonché il costruttore di biciclette Edmondo Nulli che possiede un affermato negozio in via La Spezia. Fausto rivela che in due anni passati in guerra sul fronte africano, quasi completamente trascorsi in prigionia, non ha mai messo i piedi sui pedali di una bicicletta. Solo da pochi giorni utilizza una vecchia Legnano che uno sportivo di Somma Vesuviana, Giuseppe D'Avino, gli ha messo a disposizione a seguito di un suo appello pubblicato all'interno di un articolo firmato su un giornale dal grande Gino Palumbo. La bici però ha un telaio di misure ridotte e a lui ne occorre uno più grande per potersi allenare nel miglior modo possibile.

 Edmondo Nulli, il meccanico costruttore di biciclette, diventerà un autentico benefattore per il campione, ridotto pelle e ossa dalla lunga detenzione: non solo gli costruirà una bici su misura ma lo ospiterà nella propria casa in via Fazio degli Uberti, al Casilino, rimpinzandolo di generose porzioni di tagliatelle al ragù... Ma Nulli pretese in cambio, per legittima ambizione personale e perché la pubblicità all’epoca era la chiave del successo, che Coppi tornasse alle corse con una maglia recante sul petto il nome Nulli, sponsor "ante litteram". Ed è questo il motivo per cui Fausto, pur tesserato per la SS Lazio, non è mai stato ritratto con la maglia ufficiale, quella peraltro indossata da suo fratello Serse. Che prove abbiamo che la bicicletta giunta in possesso del signor Volta sia davvero quella con cui Coppi gareggiò su strada? Con cui ri-esordì il 22 aprile 1945 (quarto posto al Gran Premio Apertura a Napoli), con cui vinse per la prima volta con la Lazio la Coppa Salvioni il 27 maggio, fino al 18 settembre quando si aggiudicherà l’ultima delle sei gare da tesserato biancoceleste, il Circuito degli Ospedaletti, prima di sposare Bruna Ciampolini, riaccasarsi alla Bianchi e strabiliare ancora il mondo con una serie di imprese memorabili...

 Ebbene, c’è il racconto dell’anziano ciclista romano che vendette la bici al signor Volta. Un racconto semplice: Coppi gliela regalò quando andò via dalla SS Lazio, così per generosità, un bel gesto allora frequente tra capitano e gregario. L’ex compagno di squadra, anche lui meccanico, l’ha utilizzata, ritoccata e poi tenuta lì, fin quando avrà ritenuto di poterci ricavare qualche euro contattando mesi fa un collezionista, per l’appunto Alessandro Volta. E poi c’è un dato incontrovertibile. Rivelato ai ricercatori di LazioWiki da Paolo Amadori, con Paolo Tullini il massimo esperto di biciclette coppiane, e da Gianpiero Petrucci di Viareggio, autore, insieme ad Auro Bulbarelli, di un’opera monumentale sul Campionissimo ("Coppi per sempre". Ed. Gribaudo - 2018). Entrambi, viste le fotografie, ammettono che, non avendo mai osservato direttamente una bicicletta Nulli, non sono in grado di esprimere giudizi certi. Ma che la bicicletta è senza dubbio risalente alla seconda metà degli anni ’40, sebbene alcuni elementi costruttivi sembrerebbero successivi (probabilmente modifiche apportate dall’ex ciclista romano).

 L’elemento più interessante è però costituito dalle misure della bicicletta (61x57) che erano usate da pochissimi corridori del tempo, tra cui Fausto Coppi, maniacalmente attento a questo particolare. E’ una bici per corridori alti e Coppi era quasi 1,80, un’eccezione rispetto alla media, assai più minuta, degli altri. Eccoci, dunque, all’epilogo. LazioWiki, che ha a cuore la storia della S.S. Lazio e che è un’Associazione culturale no-profit, ha ritenuto di dover avvisare la S.S. Lazio Generale dell’opportunità di acquisire questo reperto di probabile alto valore storico. E la S.S. Lazio, recependo positivamente le informazioni fornite da LazioWiki, ha provveduto a far rientrare nel suo patrimonio culturale questa bicicletta. Il 9 gennaio 2019 la gloriosa società biancoceleste compirà 119 anni e la dirigenza generale, impersonata dal dottor Antonio Buccioni, mostrerà ai partecipanti alla cena sociale che si terrà al Circolo Canottieri Lazio questo suggestivo reperto sportivo. Noi di LazioWiki ne andiamo orgogliosi, siamo fieri di essere un punto di riferimento e di raccordo: ancora una volta siamo stati decisivi nello svelare aspetti importanti della storia della Lazio mettendoli a disposizione della Polisportiva e di tutti gli appassionati. Passione, del resto, fa rima con missione.

Offline Panzabianca

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Re:il Centenario del Campionissimo
« Risposta #2 : Venerdì 4 Gennaio 2019, 16:58:44 »
complimenti.

Per chi ci sarà, un invito a postare foto del reperto del Campionissimo.

Grazie ad Arch e ai Darienzo per averlo ricordato. Io ho un paio di foto bellissime ed originalissime di Fausto che sale.
La parabola de'r lompo

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Offline Arch

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Re:il Centenario del Campionissimo
« Risposta #3 : Venerdì 4 Gennaio 2019, 17:40:34 »
Stè, mandale, se vuoi, a LazioWiki. Le pubblicheremo con il tuo nome.

Offline darienzo

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Re:il Centenario del Campionissimo
« Risposta #4 : Venerdì 4 Gennaio 2019, 19:33:12 »
Beh, un Fausto Coppi per un periodo residente dalle parti del Pigneto, più precisamente nella zona denominata "Villini" è una notizia assai suggestiva.

Noi siamo grandi appassionati di ciclismo, nostro sport di riferimento assieme a basket e calcio, quindi questa "deriva" sulle tracce del Grande Fausto non può che farci piacere.

C'è un uomo solo al comando...
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Offline Karmilla

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Re:il Centenario del Campionissimo
« Risposta #5 : Venerdì 4 Gennaio 2019, 19:59:56 »

C'è un uomo solo al comando...

La sua maglia è biancoceleste.

L'unica cosa che so di ciclismo  :D
"Ama e ridi se amor risponde, piangi forte se non ti sente, dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior"

C'è chi a Roma ha portato il calcio... E chi ci ha portato il tennis!

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Re:il Centenario del Campionissimo
« Risposta #6 : Mercoledì 9 Gennaio 2019, 13:40:25 »
Stè, mandale, se vuoi, a LazioWiki. Le pubblicheremo con il tuo nome.

ok. Però mi devi dire come devo fare. (al momento me ne è rimasta una perché l'altra se l'è presa mia sorella ma la recupero)


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