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Partita con poche occasioni e portieri attenti: nella ripresa l'episodio-chiave sul cross di Lazzari Torna al successo la Lazio dopo un mese, sempre in trasferta (come a Parma in occasione dell’ultima vittoria) e sempre con un gol nel finale. Vittoria chirurgica quella della formazione di Sarri, ottenuta al termine di una partita in cui i biancocelesti pensano innanzitutto a controllare, concedendo al Verona pochissimo, in attesa di trovare l’azione giusta per colpire, che arriva a una manciata di minuti dal termine grazie a una combinazione Cancellieri-Lazzari. Cade invece il Verona che non riesce a dare continuità al bel pareggio di Napoli. Ancora una volta la formazione di Zanetti mostra limiti quando gioca in casa e deve impostare la partita. La classifica resta così malinconica, mentre migliora quella della Lazio che grazie ai tre punti torna all’ottavo posto.
Emozioni con il contagocce - Il primo tempo scivola via con pochissime emozioni. Due, a voler essere generosi. Una che ha protagonista la Lazio dopo 4 minuti e un’altra con il Verona pericoloso a cinque minuti dall’intervallo. Nella prima occasione Isaksen dopo essersi liberato molto bene, si fa rimpallare il tiro a botta sicura da Valentini, sul campanile che si crea Noslin manda alto di testa da ottima posizione. La risposta del Verona arriva trentacinque minuti dopo con una bella iniziativa di Giovane e con il tiro finale di Bradaric sul quale Provedel effettua una parata non facile. Tra le due palle-gol c’è solo una lunghissima e inconcludente partita a scacchi. La Lazio fa più possesso palla, ma non riesce quasi mai a sfondare. Ci provano, i biancocelesti, soprattutto sulla destra, dove Isaksen è particolarmente attivo. Salvo perdersi quando si ritrova in area. Dall’altra parte, sulla sinistra, ci sono l’adattato Cancellieri (di solito gioca a destra) e il nuovo acquisto Taylor, che mostra lampi di buon calcio ma anche una evidente difficoltà a calarsi nella nuova squadra. La Lazio sembra un po’ adagiarsi al tran-tran che ne deriva, mentre il Verona è più sul pezzo. Tuttavia la tattica di Zanetti (squadra compatta e bassa) risulta efficace nella fase difensiva ma limitante in quella offensiva. Anche se il fluttuare tra le due linee laziali di Bernede qualche opportunità la crea.
Decide un autogol - La ripresa è più vivace rispetto alla prima frazione. Merito sia del Verona che decide anche di osare oltre che di contrastare, ma anche di una Lazio che appare molto più viva rispetto ai primi 45 minuti di gioco. Grazie pure ai cambi che Sarri effettua con il passare dei minuti. Subito dopo l’intervallo è però il Verona a rendersi pericoloso. Lo fa due volte, sempre con l’esterno Frese sulle cui conclusioni Provedel è però attento e riesce a respingere. A questo punto arrivano i cambi di Sarri che hanno il potere di riequilibrare la gara. Entrano l’altro nuovo acquisto Ratkov (per Noslin) e Lazzari per (Pellegrini). Successivamente entreranno anche Pedro (per Isaksen) e il redivivo Rovella (non giocava da quattro mesi) per Cataldi. Non altrettanto ispirati i cambi di Zanetti che comincia col togliere le due punte Giovane e Orban (entrano Sarr e Mosquera) e poi prosegue inserendo Serdar per Gagliardini e Nunez per Bella-Kotchap. La Lazio, rivitalizzata dalle sostituzioni, comincia a crederci. Sfiora prima il gol Marusic su punizione (bravo Montipò), poi la formazione ospite si rende pericolosa due volte con Cancellieri, infine realizza il gol-vittoria grazie a una combinazione Cancellieri-Lazzari, sul cui cross c’è la deviazione decisiva e beffarda di Nelsson. Il Verona accusa il colpo e non reagisce.