Vorrei sommessamente e pacatamente fare una piccola osservazione su questo celebre scambio di battute tra Wilson e la Turco (che è una professionista di grande valore).
La frase "nun vo morì" a Roma può voler dire molte cose, come chi è romano sa e qui ce ne sono tanti, se non tutti.
Presa alla lettera può sembrare un invito a un determinato soggetto a passare a miglior vita. Con un significato più ampio l'espressione può significare - e significa - che un personaggio al centro di una vicenda complessa, che ormai pende in una certa direzione, a non vuole prendere atto di questa inerzia. Pertanto, si dice "nun vo morì" di un soggetto che non vuole dimettersi da un incarico che deve lasciare perché raggiunti limiti di età o per altri motivi.
Purtroppo il presidente da allora è stato oggetto di una campagna di una pesantezza senza precedenti, complice tanti fattori, tra i quali la volgarità e l'efferatezza del confrtonto pubblico specie nel calcio tanto che ormai fa tenerezza anche ricordare l'epiteto che si sentiva negli stadi degli anni 70 quando al giocatore a terra per un fallo di gioco gli si diceva dalle gradinate "devi morire!".
Però, per quello che ricordo di Wilson e per la qualità anche umana, non solo professionale, di una giornalista come la Turco sono indisponibile al pensare che quel "nun vo morì" esprimessero la volontà di far passare a miglior vita il soggetto indicato.