CORRIERE DELLO SPORT (EDIZIONE NAZIONALE, PER QUESTO MENO PEZZI E NIENTE PRIMA PAGINA) 

Antonio Barillà - Sorride la Lazio: tre punti su un campo complicato e sprazzi di buon calcio che colorano il futuro. C'è tanto da fare, ci mancherebbe, ma l'impronta di Petkovic s'intravvede già: azioni ariose, sovrapposizioni e possesso almeno finché durano le pile, poi sacrificio, grinta e carattere per difendere il gol-partita di Hernanes. Un gol che in fondo è spot del nuovo verbo, perché racchiuso non soltanto nello spunto splendido di Mauri e nel tocco vincente del brasiliano sottoporta, ma anche nei movimenti di Gonzalez e Klose. Rispetto al debutto in Europa League, Petkovic sfila Cavanda e Onazi: nessuna bocciatura, chiede semplicemente esperienza, così affida a Lucic la corsia difensiva sinistra e innesta Gonzalez nel cuore del centrocampo. Ledesma, in regìa, è un passo dietro la linea; Klose, unica punta, si distingue nel ripiego. Colantuono schiera dal primo minuto Biondini, arrivato soltanto tre giorni fa. Manfredini a sorpresa siede in panca, Peluso s'accentra in difesa, Moralez spalleggia Denis in un ferrato 4-4-1-1. Il folletto argentino diventa uomo immagine della bruciante partenza bergamasca, insinuandosi più volte tra le maglie di una Lazio asfissiata dal pressing e scippata del possesso: imbambola Konko con uno slalom da applausi, disegna l'angolo da cui scaturisce il palo di Brivio (a gioco fermo), sveglia Marchetti con una conclusione insidiosissima. Fiammate riassunte in un quarto d'ora senza storia, in cui i biancocelesti si ribellano giusto un paio di volte incaponendosi con Konko e Candreva in percussioni caparbie ma inconcludenti.
A segnare la svolta è un piazzato di Ledesma che Mauri, attivissimo, schiaccia di testa. La Lazio guadagna coraggio e metri, srotola gli schemi di Petkovic, spinge con il capitano e con Candreva che a volte si scambiano la fascia, costruisce con Hernanes, ispiratissimo. Il gol corona il momento magico: Mauri sgomma a sinistra, il brasiliano è puntualissimo. Ancora Mauri in sella - botta violenta respinta da Consigli e triangolo spezzato in extremis con Klose -, ma a girare è la squadra nel complesso. Certo, i ritmi elevati vengono intaccati alla lunga dalla fatica di Coppa, e a quel punto provvede Marchetti, decisivo su Moralez, ancora lui. Costretta a rimandare le velleità alla ripresa, l'Atalanta s'aggrappa alla volontà ma non fa breccia: la Lazio aspetta, gestisce, rilancia. E ricama, sporadicamente, azioni da applausi: Gonzalez sfiora la porta al volo dopo una combinazione Hernanes-Mauri, Klose (intanto ammonito per fallo su Brivio in recupero: episodio che la dice lunga su quanto si sacrifichi) colpisce male da posizione comoda. S'accende un momento Schelotto: non basta. Carica Denis, ma Dias e Biava fanno scudo. Dà respiro Candreva con una discesa poderosa e un cross teso mal sfruttato tra leziosità e precipitazione.
Chi può colorare la serata bergamasca? Colantuono sceglie Troisi, nazionale australiano giunto dal Kayserispor via Juve nell'ambito dell'operazione Gabbiadini. Nessun rimpasto: si piazza a destra, avanzatissimo, a battagliare con Lucic, e diventa subito co-autore, con Denis, di un'azione insidiosissima: carambola a un passo da Marchetti, la difesa boccheggia ma alla fine sbroglia. Poco più tardi scaglia anche un diagonale violento, però il portiere biancoceleste è in serata di grazia. La fatica ingessa adesso gli uomini di Petkovic, il pallone schizza anziché scivolare. L'Atalanta richiama anche Bonaventura, inconsistente, mentre la Lazio chiede freschezza a Onazi che prende il posto di Mauri: a destra va Hernanes, il nigeriano si piazza in mediana. Tocca poi a Cana: diga a metà campo. E a Scaloni: un difensore in più. La Lazio stringe i denti, difende con le unghie il vantaggio, attinge all'ultima goccia di grinta e s'affaccia al nuovo campionato con tre punti e una mentalità beneaugurante.


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