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Autore Topic: Riforme per rilanciare calcio italiano.  (Letto 338 volte)

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Offline gentlemen

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Riforme per rilanciare calcio italiano.
« : Venerdì 1 Aprile 2022, 12:37:06 »
Ogni qualvolta c'è un fallimento calcistico della nostra nazionale si levano alte le solite voci strillanti che gridano alla fine del mondo, che urlano al vento come il calcio italiano sia alla rovina totale, come sia tutto da cambiare, tutto da buttare, si annunciano rivoluzioni e cambiamenti epocali....ecco tutte questi annunci di grandi cambiamenti portano soprattutto alla conseguenza che nulla poi cambierà, dalla serie ..."...tutto cambia affinché nulla cambi..."...
Si incominciano a sentire e leggere inviti a copiare altri modelli di organizzazione del calcio, si parte da quello spagnolo, poi il tedesco, per poi ritornare a quello spagnolo….insomma fuffa ed aria fritta pur di non correre il pericolo per prendere di petto le reali criticità da affrontare.
Bisogna essere chiari e semplici, il fallimento della Nazionale, la non qualificazione ai mondiali è dovuto ad un fallimento tecnico, con  partite giocate male, molta sfortuna, tanti errori di finalizzazione anche, ma soprattutto l'incapacità di finalizzare il controllo di gioco.
Si è ritenuto di continuare con Mancini C.T., maggiore responsabile di questa disfatta, ed allora così sia, ma almeno non si alzino polveroni inventati ed inutili.
Dopo i fallimenti del 1958, 1962 e la sconfitta contro la Corea del Nord nel 1966 la FIGC, per rilanciare la competitività della Nazionale, prese due provvedimenti decisi e netti, ovvero lo stop agli oriundi in Nazionale e soprattutto l'impossibilità dei club italiani all'acquisto di giocatori stranieri; il blocco degli stranieri durò fino al 1980, quando fu permesso l'ingaggio di un solo straniero per stagione, due dal 1982 per passare a 3 per squadra dal 1987.
Il blocco degli stranieri sarebbe una misura anacronistica, difficilmente attuabile verso i giocatori dell'UE, che però è l'unica che può portare ad un utilizzo certo di giocatori italiani provenienti dai settori giovanili, in tutti i campionati professionistici.
Avrà la Federazione la forza politica di imporre lo stop ai giocatori extra-UE ed una regolamentazione di quelli comunitari ?
Io penso di NO, pensiamo solo che fino agli anni '90 una partita rinviata si giocava quanto prima, per lo più il giorno dopo, oggi per interessi paralleli si arriva a disputare dei recuperi anche dopo 4 mesi, falsando le competizioni, figuriamoci se oggi si può davvero imporre al sistema calcio il divieto di ingaggio di giocatori stranieri, giovani e non, con tutto il seguito di business che ciò comporta.
Ma questa sarebbe la sola strada per ridare l’opportunità ai giovani giocatori italiani di poter esordire e giocare con regolarità nelle squadre professionistiche dei campionati.
Nessuno discute i campioni, ma oggi abbiamo squadre che hanno stranieri in ogni dove e ruolo, solo per convenienza economica, dilapidando i serbatoi dei vivai e delle squadre giovanili, dove anche ci sono molti ragazzi stranieri.
Se davvero si vuole riportare il calcio italiano nella sua dimensione storica e tradizionale allora bisogna avere il coraggio di sottolineare e seguire quelle che sono le caratteristiche proprie del calcio italiano, come sport e come fenomeno sociale, evidenziando le sue essenzialità che lo hanno reso parte viva della cultura sociale italiana.
In Inghilterra hanno ben coniugato modernità, affari e tradizioni, respingendo tutto quelle iniziative che potevano snaturare il senso di appartenenza “british” della Premier, dal Monday night alle FA Cup, Charity Shield, allo stile di gioco (al quale gli stranieri si sono adeguati), al boxing day; tutte caratteristiche che hanno valorizzato la tradizione e l’orgoglio di ciò che è sempre stato il calcio inglese.
Il Calcio in Italia ha avuto sempre caratteristiche molto peculiari, entrate di diritto nel costume della nostra società, e che lo rendevano unico, come uniche sono le caratteristiche di ogni Popolo e  la sua identità calcistica.
A cominciare dallo svolgimento dei campionati, delle date del mercato, del precampionato estivo, della pausa natalizia, e della chiusura a fine maggio; ma soprattutto basta al “calcio spezzatino”, che appiattisce e snatura la passione di atleti e tifosi, si torni a giocare la domenica, magari prevedendo il posticipo al sabato sera e domenica sera, ma riportando la sana usanza del calcio domenicale.
Queste per me le coraggiose riforme che potrebbero rilanciare l’essenza, l’identità, la tradizione del calcio italiano, e soprattutto il rilancio dei giovani italiani.
1.   Serie A  18 squadre, Serie B  22, Serie C/1 su due gironi da 20 squadre, Serie C/2 con 3 gironi da 20 squadre ( a garanzia della massima diffusione e rappresentatività delle realtà locali italiane).
2.   La Serie B e le altre serie minori giocano anche durante la sosta delle nazionali.
3.   La Serie C si gioca tra sabato e domenica, la Serie B in contemporanea con la Serie A.
4.   Squadre di serie A che hanno l’obbligo di schierare negli 11 di partenza titolare almeno 6 giocatori italiani, ed iscrivere nelle liste dei 25 almeno 15 italiani.
5.   Limite massimo di 5 giocatori extra-UE da ingaggiare per le squadre di A.
6.   Serie B e Serie C che devono schierare formazioni titolari composte per almeno 10/11 in campo di giocatori italiani, possibilità di tesserare un solo extra-UE. 
7.   Nei settori giovanili possibilità di tesserare solo 2 giocatori extra-UE, e di poterne schierare in campo al massimo 2.
8.   Per la Serie A anticipo di sabato sera alle 21 e posticipo, al medesimo orario, di domenica sera, il resto della giornata di campionato alle 16 di domenica.
9.   Serie B tutte le partite alle 16 del Sabato, tranne che durante la sosta della Nazionale, quando invece si giocherebbe di domenica alle 16, con la possibilità di posticipo serale .
10.   Calciomercato estivo dal 1 al 31 luglio, poi finestra breve di 7 giorni dal 20 al 27 agosto.
11.   Calciomercato invernale dal 20 dicembre alla ripresa del campionato a  gennaio, il 5 o 6 gennaio, con l’assoluta impossibilità di giocare partite a mercato aperto.
12.   Per la sola Serie B e Serie C possibilità di ingaggio e cessione  dei giocatori (non verso la Serie A, ma dalla Serie A sì), dal 1 luglio al 31 agosto.
13.   Inizio della Serie A la seconda domenica di settembre, mentre la Serie B e C possono iniziare la prima domenica di settembre; sosta natalizia dal 22 al 5 gennaio.
14.   Fine del campionato di A assolutamente entro la fine di maggio, mese di giugno per la Serie B e C.
15.   In caso di rinvio delle partite per maltempo o altre situazioni il recupero va svolto il giorno successivo, inderogabilmente.
16.   Coppa Italia da svolgersi con una prima fase a gironi da svolgersi nel mese di agosto, con 8 gironi di 6 squadre, squadre di A, B e C con fasce di merito per la composizione. Ottavi di finale da giocare in partita unica in casa della squadra di serie inferiore o quella con piazzamento peggiore nell'anno precedente, se della stesse serie. Semifinale in due partite, Finale unica.
17.   In Champions League vanno le prime 3 del campionato più la vincente della Coppa Italia, in Europa League la quinta e la sesta del campionato, in Conference League la settima in campionato.
Queste per me sarebbero le riforme per rilanciare il Calcio Italiano, ma soprattutto per rilanciarne il senso d’appartenenza e riaccendere la passione di tutti gli Italiani, consentendo, anche in una ottica di commercializzazione del prodotto Serie A all'estero, di riaffermare la forte tipizzazione ed unicità del Nostro Calcio.

Offline Davide

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Re:Riforme per rilanciare calcio italiano.
« Risposta #1 : Venerdì 1 Aprile 2022, 13:42:47 »
Assolutamente playoff e playout,onde evitare che meta' squadre gia' salve regalino le partite a chi gli fa comodo, trasformare le giovanili in scuole calcio, ma vere, dove si insegna non dove si spera di creare l'ennesima plusvalenza finta,dare importanza alla primavera, magari garantendo a chi la vince un posto in europa per la prima squadra, poi decidete voi quale europa, mettere un tetto salariale e di ingaggio, cercare di creare un sistema dove non sia piu' conveniente prendere 50 giocatori in nigeria sperando uno sia un crack, piuttosto che puntare su 20 giovani italiani,gli stranieri vanno bene per carita', ma non puo' essere sensato, parlo di tutto il sistema calcio italiano, che si faccia un contratto al Digao di turno e gli si dia pure l'opportunita' di giocare in A, mentre diversi altri italiani probabilmente venivano spostati in C a fare la muffa. Poi che ci siano tante seghe in giro ne sono consapevole, ma devono avere le stesse opportunita' che puo' avere avuto un Vavro, cioe' su di lui si e su Armini (nome a caso) no ? oppure Djavan Anderson si, Lombardi no ? perche' ?

Offline disabitato

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Re:Riforme per rilanciare calcio italiano.
« Risposta #2 : Venerdì 1 Aprile 2022, 14:51:08 »
Serie A a 16 con 4 retrocessioni.
Vinci tre oaruitrtdi seguito e ti ritrovi in Europa, ne perdi tre e lotti per non retrocedere.
DISCLAIMER: durante la scrittura di questo post non è stata offesa, ferita o maltrattata nessuna categoria di utenti o nessun utente in particolare. Ogni giudizio su persone, cose o utenti rimane nella mente dello scrivente e per questo non perseguibile.

Offline MagoMerlino

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Re:Riforme per rilanciare calcio italiano.
« Risposta #3 : Venerdì 1 Aprile 2022, 14:56:20 »
Che si debba fare qualcosa è indiscutibile.
Ma ogni modifica all'attuale sistema nazionale deve essere economicamente sostenibile. Tenendo presente che gli introiti TV sono la principale fonte di sostentamento delle società e quindi le TV, volenti o nolenti, comandano. La partite sono ore di trasmissione in diretta e trasmetterne più di 4 o 5 contemporaneamente è controproducente, si può fare ogni tanto, ma lo spezzatino è purtroppo indispensabile, così come il totale di partite da trasmettere.
Il problema principale da risolvere sono i vivai e le giovanili, prima di cambiare format ai campionati.
C'era un progetto per introdurre i Play Off, che spero sia stato definitivamente accantonato, il campionato ha la sua peculiarità e non si può dopo 30-40 partite azzerare tutto e ricominciare daccapo. Forse potrebbe esserci solo spazio per un playout tra terz'ultima e quart'ultima per la retrocessione ma solo se tra le due ci sono meno di 5 punti di differenza in classifica.

Bisogna riavviare quelle piccole società che una volta facevano le leve e oggi si sono trasformate in scuole calcio a pagamento, dove difficilmente trovi insegnanti validi, rendendole maggiormente convenienti ai proprietari, nessuna regalia, ma possibilità di scaricare interamente dalle tasse le spese sostenute per la gestione di queste società, quindi maggiore mutualità, mantenendo i premi di valorizzazione almeno fino alla firma del primo contratto da professionista.
Il calcio è passione e i vivai devono potersi poggiare sulla passione di tanti dirigenti sportivi di piccole società, ma che devono essere aiutati economicamente e lo sgravio fiscale è la strada migliore.
Bisognerebbe introdurre il divieto assoluto di ingaggiare minorenni provenienti da federazioni estere e limitare se non è possibile vietare, gli stranieri nelle formazioni primavera.
Ultimamente la FIGC ha imposto alle società professionistiche di inserire la rappresentativa femminile e anche qui la presenza di calciatrici straniere è preponderante, facendo prevalere il risultato sullo sviluppo del movimento femminile.
Da rivedere per quanto riguarda i minorenni anche la questione contratti tenendo presente, purtroppo, delle regole internazionali.
Molti dei punti sopraindicati da Gentlemen sono irrealizzabili, a cominciare dalle date dei mercati dipendenti anche queste dalle norme europee, sicuramente qualcosa andrebbe fatto per migliorare il torneo della Coppa Italia, come il doppio turno dagli ottavi ai quali accedono di diritto le due finaliste dell'anno precedente più le altre 6 migliori classificate nel campionato di serie A (più o meno tutte impegnate in Europa), mentre le altre otto arriverebbero dalle vincenti di otto gironi da 4 squadre con partire secche a sorteggio integrale che si svolgerebbero in parallelo a turni internazionali. Nel torneo dovrebbe essere inoltre limitato l'uso degli stranieri. Ma ad esempio è impensabile che la vincente della coppa Italia entri in Champions, come è sbagliato il punto 17, che esclude da qualsiasi competizione la quarta classificata in campionato e sarebbero comunque decisioni che non dipendono da Lega e FIGC.
A livello continentale è ridicolo che si sia introdotta una terza coppa europea di livello tecnico infimo come la Conference, probabilmente se proprio si voleva riportare a 3 le competizioni. sarebbe stato meglio rilanciare un torneo sulla falsa riga della Coppa delle Coppe. Quantomeno ci sarebbero arrivate le vincenti delle coppe nazionali insieme a squadre delle nazioni con meno rappresentative nelle altre due competizioni. Per la supercoppa Europea semifinale tra le vincenti della Europa League e Conference e poi finale con la vincente della Champions.
L'Italia paga anche l'assenza di dirigenti sportivi di spessore, sostituiti nel tempo da politicanti e maneggioni, il cui unico fine è il lucro.


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#liberalaLazio

Siamo realisti, esigiamo l'impossibile.

"se te senti la forza necessaria spalanca l'ale e viettene per l'aria: se nun t'abbasta l'anima de fallo io seguito a fa l'Aquila e tu er gallo"

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Re:Riforme per rilanciare calcio italiano.
« Risposta #4 : Venerdì 1 Aprile 2022, 15:27:17 »
Serie A a 16 con 4 retrocessioni.
Vinci tre oaruitrtdi seguito e ti ritrovi in Europa, ne perdi tre e lotti per non retrocedere.

io non ho mai vinto un oaruitrtdo. come si fa?

Offline disabitato

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Re:Riforme per rilanciare calcio italiano.
« Risposta #5 : Venerdì 1 Aprile 2022, 15:28:02 »
Ahahahah
Partite, pardon.
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Re:Riforme per rilanciare calcio italiano.
« Risposta #6 : Venerdì 1 Aprile 2022, 15:30:28 »
Ahahahah
Partite, pardon.
alla fine c'ero arrivato :D

comunque io tornerei alle 16 squadre anche a campionato in corso, pensa.

Offline Orazio Scala

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Re:Riforme per rilanciare calcio italiano.
« Risposta #7 : Venerdì 1 Aprile 2022, 16:12:20 »
Possiamo distinguere quattro grandi periodi, nella storia della nostra nazionale. 

Uno, l'anteguerra. In cui il movimento calcistico viene coltivato in maniera strutturale, in tutti gli aspetti e con scelte anche fortunate oltre che ottimali: stadi, girone unico, oriundi, tecnici stranieri (per lo più mitteleuropei, all'epoca i migliori di gran lunga sul piano tattico). Il nostro campionato sale di livello e la formula rende ogni partita competitiva (la chiave più importante). Dopo il 1934 il numero di squadre si riduce ancora, da 18 a 16. È l'epoca dei grandi trionfi e non è un caso. Se poi in tutto questo ti nasce pure un Meazza, hai fatto tombola. Alla fine (1939) di questa fase, c'è un evento che segnerà in negativo la storia del nostro calcio per molti anni: il famoso Italia-Inghilterra di San Siro, terminato 2-2 grazie a un celebre gol di mano di Piola e a una certa benevolenza arbitrale: ma gli inglesi dominano la gara e i soliti cantori da tribuna scambiano la netta superiorità atletica per superiorità tattica, decretando la morte del Metodo e la nascita di pletore di improvvisati sistemisti.

Due, primo dopoguerra. Regnano caos organizzativo e scandali. La Serie A è un carrozzone di venti squadre, in una stagione abbiamo addirittura una Serie B su tre gironi! Il Grande Torino sistemista domina il torneo ma per la qualità dei singoli, più che per la proposta tattica: tanto che gli inglesi nel '48 fanno scempio (0-4) della nostra nazionale, pure se basata sui calciatori torinisti. Superga è un'altra cesura terribile, si parte per i Mondiali via nave (!) e una simile farsa non può che finire in tragedia (calcistica). Il campionato torna a 18 squadre ma la Nazionale resta un'accozzaglia di elementi messi insieme con logiche partitiche, guidati da "commissioni" altrettanto politiche. I disastri si susseguono, né le riforme portano alcunché: nel 1962 in Cile i calciatori ascoltano, grazie alla sottile parete di una camera d'albergo, la compilazione della formazione che deve affrontare la successiva gara: presente anche il più noto dei giornalisti sportivi, mentre l'altra "grande penna" aveva ben preparato il terreno con un poco edificante articolo sulla vita in Cile. Il quadro tattico si sta spostando verso il gioco all'italiana, che non è altro che una rielaborazione del Metodo ma con marcature a uomo (eh già: i nostri antenati all'orbace marcavano a zona), grazie a tecnici come Rocco e soprattutto Herrera, ma Fabbri nel '66 va allegramente incontro al disastro dimenticando i calciatori interisti.

È troppo e stavolta la riforma è concreta e pesante, via gli stranieri e maggior spazio alla Nazionale col campionato a 16 e quindi quattro partite in meno. L'Europeo del '68 e Mexico '70 non sono gli effetti di questi provvedimenti: troppo ravvicinati per produrre effetti così eclatanti: hanno giovato invece il gioco all'italiana (il Cagliari vince lo scudetto subendo 11 reti in 30 partite), alcuni dirigenti di grande spessore molto abili nel lavoro di retrovia, la comparsa di grandi campioni (Rivera e Riva su tutti). In Germania il caos organizzativo ha il sopravvento di nuovo ma poi arrivano Argentina, Spagna, il terzo posto di Italia '90 (anche questo torneo buttato per marchette tra amici), il secondo in USA. Sono due buone Nazionali quelle di Francia e Corea, torna al successo quella di Lippi: che chiude la terza fase storica paradossalmente con il marchio della quarta addosso: quella degli scandali, del campionato di nuovo a 20, di due partite su tre insignificanti.

Germania 2006 è il grandissimo colpo di coda di un sistema che ha retto per tre decenni: ha retto su un campionato durissimo e motivante, su una base di tesserati enorme, su grandi dirigenti come Franchi e sulla figura del Commissario Tecnico.

Tutti questi elementi sono venuti a mancare, a parte il CT (non sempre). Oggi una serie C su 5/6 gironi è impensabile, per mancanza di tutto il materiale umano di secondo livello che ispessiva il valore complessivo del movimento: resta solo, come in altri sport, l'elemento di punta, ma con una concorrenza molto ridotta. Gli stranieri sono oltre il 60% ma grossi talenti sacrificati su questo altare non se ne vedono. La base si è ridotta enormemente, per diminuzione di interesse e per il crollo delle nascite. Né abbiamo ovviato con le naturalizzazioni, come francesi e tedeschi, per ovvi motivi (di brasiliani e argentini, il nostro bacino teoricamente più ampio, raccattiamo solo quelli che non riescono a giocare in quelle prestigiose selezioni).

Non vedo soluzioni praticabili, sinceramente: la compressione del numero di stranieri è impossibile; impossibile il ritorno a 16 squadre: 140 partite in meno su 380, glielo dite voi a club e alle TV? "La valorizzazione dei settori giovanili" è un mito come "il pubblico a ridosso dei calciatori": le scuole calcio esistono e preparano i ragazzi come non mai, è più probabile che un Tardelli riesca ad arrivare a grandi livelli oggi che trent'anni fa.

La cosa che più mi infastidisce, comunque, è il fatto che una crisi di sistema che dura da QUATTRO Mondiali, con ben due mancate partecipazioni al torneo, oggi viene individuata e processata, senza alcun addebito al Commissario Tecnico che invece a mio parere ha gravissime responsabilità: quattro anni fa nessuno parlò di vivai, formule, stranieri e tutta 'sta roba: impiccarono Ventura e tanti saluti. Il motivo? Mancini ha un contratto per altri quattro anni e la FIGC dovrebbe sborsare 16 mln per cacciarlo. Mandare via Ventura costò "solo" un milione.

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Online Ataru

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Re:Riforme per rilanciare calcio italiano.
« Risposta #8 : Venerdì 1 Aprile 2022, 16:36:18 »
impossibile il ritorno a 16 squadre: 140 partite in meno su 380, glielo dite voi a club e alle TV?

glie lo sta già dicendo il pubblico. le 140 partite in più, che al momento non hanno pubblico, visto che nello spezzatino che ci propongono sono quelle che poi vengono piazzate tutte insieme, diventerebbero le più seguite in serie B, che al momento ha meno appeal del curling.

Offline Frusta

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Re:Riforme per rilanciare calcio italiano.
« Risposta #9 : Venerdì 1 Aprile 2022, 17:27:08 »
Il calcio si sta semplicemente adeguando all'andazzo generale: stiamo con le pezze al culo in tutti i campi, campi di calcio compresi.
Una volta eravamo fra le cinque potenze economiche (e casualmente anche calcistiche) del pianeta, adesso famo ride.
Curiosamente continuiamo ad affidare il tutto alla stessa classe dirigente che per risolvere il disastro intigna ad usare gli stessi scellerati criteri che lo hanno causato.
Un allenatore che "gli devi portare i giocatori adatti al suo gioco" a me fa girare un po' i cosiddetti.
A me invece fa girare direttamente i coglioni.