Autore Topic: Laziomania: Felipe alla Callejon + arte Luis: i pupilli di Inzaghi lo buttano giù  (Letto 91 volte)

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di Luca Capriotti

Il calcio è pazzesco, un gioco meraviglioso, la Lazio abbatte la corazzata Inter e ne mette in luce difetti, cavilli, problematiche, e pregi. Lo fa in una serata chirurgica: tanto Sarri nelle uscite palla al rasoio e nei possessi, nelle infiltrazioni costanti nell'impianto muscolare dell'Inter. La Lazio batte l'Inter perché i pupilli di Inzaghi sono diventati la spina dorsale del corso Sarri, contaminati dalla sua genetica, trasformati. La Lazio batte l'Inter senza svenimenti di Dimarco (per quanto, sul gol di Felipe, forse faceva meglio a replicare l'exploit contorsionistico di 1 anno fa). La Lazio batte l'Inter perché uno spagnolo prodigioso ha qualcosa che pochi altri anno, che ha a che fare con l'umano, con quel meraviglioso pallone, con questo gioco pazzesco che amiamo, e con la sua natura più apollinea.

LUIS ALBERTO CAMBIA TUTTO - Il calcio è pazzesco, un gioco meraviglioso, e ci sono persone, uomini che lo giocano a livelli alti, altissimi. Il calcio è un gioco del destino: Luis Alberto rifila un ceffone a questa maledetta estate, al suo desiderio di ritorno a Siviglia, al solito inizio difficile. Due cambi di Sarri, dentro Pedro e Luis Alberto. La svolta. Pedro gli poggia un pallone al limite intelligente, ma quello che Luis Alberto ci mette sopra, a questa iniziale giocata a sorpresa, va oltre. Non è il tocco di Barella, no, non è quello: il tiro schiaffo dello spagnolo ha un indice di complessità altissimo ed è una risposta chiara. La sua esultanza cambia tutto. Lo avete visto? Va sotto la Curva Nord ed è un patto d'amore rinnovato. Ci ha sperato, di nuovo, di poter tornare a casa, in Spagna. Tra lui e quel sontuoso Milinkovic Savic – non solo l'assist per Felipe Anderson è stato il solito attestato di eccellenza, ma tutta la sua partita – perfino io che ho stretto con lui un legame di meraviglia e gratitudine avevo detto: facciamolo andare. Ma le vie della vita non sono mai dritte, decise. Anzi: spesso sono tornanti di montagna, capaci di spezzare il fiato per la fatica e di svelare, all'ennesima svolta improvvisa, un panorama incredibile e inimmaginabile. Come quel tiro, quello strattonarsi la maglia, baciando l'aquila sul petto, entrando dalla panchina. Il calcio cambia tutto, Luis Alberto cambia la partita.

FELIPE ANDERSON NON E' LO STESSO - Perfino Anderson non sembra lo stesso. Non è solo una questione del gol, furbo, alla Callejon. Tempismo perfetto, ok, apre le danze e castiga l'Inter, ma ho in testa un ripiegamento profondissimo, quasi da quinto, su Lukaku – che la prende e la manda fuori. In ritardo, comunque Felipe ci va, si impegna, ci prova, infastidisce il gigante belga. Questo intende Sarri, quando parla di un Felipe che dà un contributo che va oltre la fase offensiva, l'uno contro uno, una maturità diversa. Felipe può dare fastidio, a volte, ma è un giocatore maturo. Perfino rispetto agli ottimi anni di Inzaghi: il calcio è strano, è quasi cinico, Felipe brucia Dimarco, ancora una volta, e trafigge Handanovic e il suo ex allenatore. 

FORZA DIFENSIVA - La Lazio a volte subisce l'urto a tonnellaggio dell'Inter, l'immensa mole degli attaccante e dei laterali, la forza prepotente di sgroppate nerborute. Ma risponde, è precisa, è reattiva. In difesa regge, eccome. Patric ha fatto l'ennesimo upgrade. A fronte dei Casale e dei Gila, il titolare è sempre lui. E se lo sta meritando. Si integra bene con Romagnoli, lo completa, lo aiuta. I sorrisini, le battutine su di lui si vanno diradando: le sue prestazioni sono maiuscole, il resto conta poco. Romagnoli, che dire, se non che l'ennesimo che valica il Rubicone nerazzurro in maniera oscenamente velenosa può serenamente farlo, andarsene all'Inter senza troppi rimpianti. Questo Romagnoli ha già fatto dimenticare Acerbi. Grazie di tutto, forse dovrebbe imparare a lasciarsi meglio. Contro uno dei migliori attacchi della Serie A, la Lazio regge, eccome.  Ah. Sarà dura per Maximiano, con questo Provedel. Penso di non dover aggiungere altro, chi ha visto la partita sa.

E ORA FACCIA SERIA – La vittoria contro l'Inter è stata entusiasmante, felice, bella. Il gol di Pedrito – che ancora è uno dei migliori giocatori in Italia – impreziosisce una serata tosta, forte, magica. La verità, è che l'Inter non ha iniziato bene, e qualche segnale di cedimento già c'era stato. Ma ha pure trovato una Lazio che ha illuminato a giorno i suoi recessi, i difetti, le storture. E lo ha fatto sulla qualità eccelsa dei soliti 3: Milinkovic Savic, Luis Alberto e Immobile. Poi segnano gli altri, si muove il mondo intorno, ma questi 3 sono ancora il centro gravitazionale di questa squadra. Che ha messo una pietra su alcune difficoltà con una prestazione forte, da bissare di testa, mentalità e progressi subito, senza manco riprendersi un attimo. Ora faccia seria, altra partita vera, altra vittoria che serve. In questo calcio usa e getta alla Sarri, bisogna credere nonostante tutti che questi tre abbiano una storia diversa. Il calcio è un giocato fantastico, pazzesco, meraviglioso, se lo gioca Luis Alberto.

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