Autore Topic: Lazio, squadra non attrezzata per giocare solo tre partite in più? I conti non tornano  (Letto 59 volte)

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Tre partite in più in calendario hanno messo in crisi la Lazio. Questo di fatto è quanto sostiene implicitamente Sarri quando afferma che la sua squadra non è attrezzata per quattro competizioni. Oltre al campionato e alla Champions però i biancocelesti hanno disputato solo 2 partite in Coppa Italia (entrambe all’Olimpico, contro Genoa e Roma) e una in Arabia in Supercoppa. Le stesse peraltro che ha giocato anche la Fiorentina, impegnata in Conference (stesso numero di incontri giocati fin qui, contando anche i preliminari) invece che in Champions, ma che ieri non ha avuto difficoltà ad annientare Immobile e compagni. Eppure anche i Viola non venivano da un periodo brillante di risultati. I numeri ieri al Franchi però parlano chiaro: 7 tiri in porta a 1, 4 pali e 13 calci d’angolo conquistati contro gli appena 2 dei biancocelesti, descrivono una partita dominata tatticamente e atleticamente. Possibile che la Fiorentina sia più attrezzata?

ROSE – In realtà non sembrerebbe proprio. Non a caso in fin dei conti le due squadre si equivalgono in classifica e anche numericamente le rose sono identiche: 23 i giocatori a disposizione di Sarri (al netto di elementi aggregati all’occorrenza e comunque mai impiegati), altrettanti quelli di Italiano. Verrebbe da pensare allora che chi sta davanti in classifica in Serie A – e ha ugualmente le coppe – sicuramente avrà molti di più di uomini da far ruotare. Falso: le sette squadre sopra la Lazio hanno tutte organici equivalenti o superiori al livello di quantità solo di un paio di elementi rispetto a quello biancoceleste. E spesso nemmeno particolarmente impiegati, per vari motivi. L’Atalanta ad esempio ha, sì, una rosa di 25 uomini, ma solo contando anche El Bilal Touré, mai sceso in campo per infortunio fino a metà febbraio, e il giovane Bonfanti, che ha collezionato appena 100 minuti in due gare tra Serie A e Europa League. Il Bologna conta su 24 effettivi. Persino in vetta Milan, Inter e Juvenon hanno più di 25 giocatori in rosa, contando anche – nel caso della Juventus in particolare - i giovani nuovi arrivi di gennaio (in ogni caso, i bianconeri non ha impegni internazionali quest'anno). Discorso a parte per la Roma, che a differenza della Lazio nell’ultimo mercato ha effettuato diverse operazioni, visto il cambio di allenatore e i tanti lungodegenti tra gli infortunati. I giallorossi arrivano a contare 29 uomini in lista, ma in essi sono compresi i tanti primavera aggregati da Mourinho prima e De Rossi poi per tamponare le assenze. Alla luce di ciò, visto il rendimento calante di Pedro e il flop di Kamada, a gennaio magari almeno un innesto avrebbe fatto bene alla squadra biancoceleste per equipararsi al 100% alle concorrenti, ma non può bastare questo per giustificare il rendimento deficitario di questa stagione, a parità di gare giocate (e di fatto anche di organico) con le dirette rivali.

RENDIMENTO - A fare la differenza semmai è la qualità degli uomini, ma anche qui i conti non tornano rispetto alle dichiarazioni di Sarri. “Ho chiesto A e mi trovo a lavorare con C e D”, ha detto in più occasioni quest’anno il tecnico toscano (l’ultima ieri sera nel post partita del Franchi), sottolineando che la società non ha accontentato le sue richieste sul mercato estivo e ripiegato invece su terze e quarte scelte. Eppure – rimprovera la piazza all'allenatore - contro la Salernitana (per citare uno degli esempi più utilizzati dai critici) quest’anno hanno vinto tutti, anche senza Berardi, Zielinski, Ricci o Parisi. E comunque dopo l’exploit dell’anno scorso, il crollo non preventivabile e che maggiormente influisce sul giudizio negativo della stagione fino a ora, è quello della vecchia guardia, non dei nuovi arrivi. Luis Alberto è tornato al gol ieri dopo 4 mesi. Zaccagni un anno fa era già a quota 8 gol e 4 assist. Oggi le reti sono la metà e di assist ne ha fatto uno solo. La difesa poi ha già subito 28 gol alla 26esima giornata, quando furono 30 in tutto lo scorso campionato. Alla squadra di Sarri però - nonostante le lamentele del tecnico per le aspettative dell’ambiente laziale troppo alte, a suo giudizio, rispetto al reale valore del club - nessuno ha mai chiesto di vincere la Champions o lo scudetto a tutti i costi. Solo di crescere e non ripetere sempre gli stessi errori. Invece i blackout sono sempre i medesimi e il forte dubbio che non dipendano né dal numero di partite giocate, né dalla quantità di giocatori in rosa inizia ormai ad assomigliare sempre più a una certezza.





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