Autore Topic: Laziomania: ode a Re Ciro Immobile, bomber dei record e ultima bandiera a difesa della lazialità  (Letto 70 volte)

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“Goodbye my lover, goodbye my friend, you have been the one, you have been the one for me”. Unico. Un simbolo, un’icona per grandi e piccini. L’idolo dei bambini e un riferimento per gli adulti. Se è vero che i calciatori sono i supereroi dei bambini, i piccoli laziali si apprestano a salutare quello che è stato molto più del bomber e capitano.

Come alcune delle più grandi storie d’amore anche quella tra la Lazio e Ciro Immobile è giunta ai saluti. Un rapporto viscerale tra il club e un calciatore e un uomo che ha incarnato i valori della storia ultracentenaria della società capitolina.

Ciro Immobile resterà nella storia della Lazio non solo per i suoi gol e i suoi numeri straordinari, ma i valori umani che lo hanno reso un simbolo dei biancocelesti e quello in cui i tifosi si sono identificati. Colui che ha portato i laziali dentro e fuori dal campo. Una storia d’amore che ha vissuto alti e bassi e che lo ha visto toccare vette incredibili come la Scarpa d’Oro e il gol agli ottavi in Champions League contro il Bayern Monaco fino alle convocazioni con la Nazionale.

In un calcio in cui le bandiere sono sempre più merce rara, la Lazio può vantare di aver avuto la sua, una vera e propria icona. Uno status che lo ha costretto nella sua lunga avventura in maglia biancoceleste ad essere spesso bersaglio della critica, che attraverso lui voleva attaccare la Lazio, e non vedere riconosciuti e valorizzati a dovere traguardi come le 36 reti in una stagione di Serie A o la Scarpa d’Oro conquistata nel 2020.

Da grande leader e capitano, Ciro Immobile ci ha sempre messo la faccia e si è caricato sulle spalle il peso di pressioni molto spesso eccessive, facendo da parafulmine - per quanto possibile - al mondo Lazio. Un calciatore e uomo capace di unire le ultime generazioni di laziali e di trasmettere quei valori che da sempre contraddistinguono il popolo biancoceleste: lealtà, sofferenza, attaccamento e soprattutto identità.

L’attaccante classe 1990 di Torre Annunziata ha dimostrato ancora una volta, al momento del suo addio, la grande maturità e l’attaccamento alla Lazio che lo hanno sempre contraddistinto. Si sente ancora un giocatore importante, vuole ancora dimostrare il suo valore, ma ha deciso di ripartire lontano, dal Besiktas, per non ‘rovinare’ i piani di una società che ha fatto altre scelte. Il miglior modo per dirsi addio, la via migliore per salutarsi e chiudere una storia d’amore lunga quanto intensissima, di quelle indimenticabili.
Spesso attaccato, bistrattato e sottovalutato. Per raccontare il Ciro Immobile calciatore e i suoi otto anni alla Lazio basterebbe riassumere quelli che sono stati i numeri in biancoceleste. La Scarpa d’oro 2020 con 36 gol in 38 giornate, la Champions League giocata dopo anni fino agli ottavi di finale, le due Supercoppe italiane nel 2017 e nel 2019, la Coppa Italia nel 2019. Ma soprattutto l’unico a riuscire a superare l’insuperabile Silvio Piola a 159 gol con la Lazio, miglior marcatore europeo 26 reti. Immobile è salito fino a quota 207.

Un bomber moderno, la stella polare, che lascia un vuoto enorme dal più di vista tecnico e umano, ma soprattutto un grande interrogativo: se e quando la Lazio e i laziali riavranno un attaccante da antologia come Ciro Immobile. Uno capace di diventare per quattro volte capocannoniere della Serie A, tre con la Lazio, primo italiano a riuscirci. L’ottavo marcatore all time del campionato italiano con 201 reti, di cui 169 con la Lazio, dietro Baggio (205 gol), Di Natale (209), Altafini (216), Meazza (218), Nordahl (225), Totti (250), Piola (290).

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