Una cosa da fare ci sarebbe: fare i tifosi, non i commercialisti, non i revisori, non gli urbanisti, gli architetti, non gli operatori di borsa, non gli agit-prop, non i neonazi, non gli scontri, non i ripetitori di inutili slogan, eccetera.
Tifare: vai lì, fai i cori, ti mangi le unghie sul divano, ti incazzi e contesti se si perde, fai i caroselli se si vince, compri i gadgets, fai proselitismo con la prole, mandi affanculo il vicino di scrivania del roma, aspetti fiducioso il giorno che se ne andrà, da Formello o dal pianeta Terra, l'attuale proprietario, per lasciare il posto a un altro che contesterai aspettandone la dipartita, eccetera.
Fare il tifoso, insomma, se ci tieni. O, se non ci tieni, il simpatizzante.
Fare il cliente che fa le recensioni e baccaja se il servizio non è all'altezza minacciando di non tornare non è da tifosi.
Bisogna baccajà mantenendo la posizione. Siamo tifosi, non clienti.
Se la Lazio è roba nostra, e lo è, dobbiamo stare dove sta la Lazio.
Poi chi se la compra farà la parte che gli tocca. A noi ce tocca questa: oltre a vigilare sulle sorti dell'amato bene.