Autore Topic: Lotito e il Campobasso. Di Caro: politica e calcio restino mondi separati  (Letto 67 volte)

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di Andrea Di Caro

La corsa al Senato del presidente della Lazio ha regalato nelle ultime ore due uscite che hanno fatto rumore. Ma certe commistioni andrebbero evitate

"La politica? A qualcuno può dare alla testa…". Uno dei tanti giudizi taglienti regalati da Giulio Andreotti alla buvette di Montecitorio. Non si ricorda più chi fosse il malcapitato affondato nell’occasione dal senatore a vita, ma la frase è tornata di moda in questi giorni sentendo le ultime dichiarazioni di Claudio Lotito, che insegue con tutte le sue forze una poltrona in Senato. Dopo averla solo sfiorata a Salerno, dove invece contava di conquistarla facilmente in quanto presidente della Salernitana, stavolta è stato paracadutato da Forza Italia in Molise, terra che non deve conoscere un granché visto che per mostrare qualche lontano legame, ha dovuto scomodare un’altra regione, facendo una gaffe: "Conosco bene l’Abruzzo perché mio nonno era di Amatrice". Che un tempo, è vero, era provincia dell’Aquila, ma dal 1927 è nel Lazio… E a occhio e croce, Lotito dovrebbe aver scoperto l’Abruzzo, senza Amatrice, qualche anno dopo.

Il 'risarcimento'— Passi per la geografia, ma la storia, quella non si tocca. Questo hanno pensato i tifosi della Lazio quando sempre Lotito in piena ricerca di captatio benevolentiae dei suoi possibili elettori ha avuto un’altra fulminante idea: "Io voglio risarcire il Campobasso perché la Lazio nel 1987 in uno spareggio a Napoli determinò la sua retrocessione in Serie C, oggi quindi la Lazio deve ridare qualche cosa al club e io sono a disposizione". Apriti cielo: risarcimento? I tifosi storici della Lazio sono insorti: la stagione del -9 è considerata epica. Nella storia dei club non sono importanti solo i grandi campioni e le coppe in bacheca (se così fosse, chi non ha vinto non avrebbe seguito) ma anche storie di uomini, magari protagonisti meno celebrati, che sono ugualmente considerati piccoli grandi eroi per quel che hanno fatto in un dato momento storico. La Lazio penalizzata, guidata da Fascetti, compì una impresa e anche prima degli spareggi rischiò di retrocedere: fu salvata da Fiorini nella partita contro il Vicenza. Poi ci pensò Poli nella sfida da dentro o fuori che condannò il Campobasso. Lotito travolto dalla sua stessa tifoseria, che spesso non lo ama, ha dovuto spiegare meglio il suo pensiero, provando a metterci una pezza.

Storia e politica— Al di là del graffio sulla storia del proprio club, il tema principale è un altro. Calcio e politica dovrebbero restare mondi separati. Senza passare per ingenui o troppo idealisti, la base per un politico dovrebbe essere la conoscenza di un territorio, la capacità di fare proposte, trovare soluzioni ai problemi della gente. E in base ai suoi programmi e alla sua credibilità, ottenere i voti necessari ad essere eletto. Senza bisogno di promettere improbabili risarcimenti: lo sport prevede vittoria e sconfitta e la Lazio si salvò con cuore e merito. Se poi a Lotito, per qualche motivo ignoto, stava così a cuore la storia del Campobasso, poteva anche pensarci prima: ha avuto 18 anni, periodo della sua presidenza nella Lazio, per "risarcirlo". Senza bisogno di aspettare le prossime elezioni.

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