Autore Topic: Laziomania, Maresca arbitro di basso livello: essere laziali cos  (Letto 76 volte)

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di Luca Capriotti
               
Non ho paura ad ammetterlo, a dirvelo: essere laziale cos. Un mese fa la squadra era un rullo compressore, la Champions pareva una cosa fatta, e ogni cosa girava al posto giusto. Sono bastate due trasferte di Milano, un rinforzino di preparazione, qualche tensione, qualche crepa. E arrivano sconfitte brutte da Torino in poi. E col Lecce rigore contro, poi si va sopra con Immobile, poi un pressing da fermo tra Ciro e Felipe + squadra svogliata e si prende il pari allo scadere del primo tempo. Pareggio che per il Lecce aveva gi meritato ampiamente. Essere laziali cos: qualche settimana prima furoreggi a Napoli contro i campioni dItalia, a met maggio annaspi contro il Lecce in casa. Essere laziali a volte cos: una specie di ulcera. 

IL SECONDO TEMPO - Lunica cosa che salvo della Lazio un troncone di secondo tempo. Il secondo gol, palla persa in uscita orrida di Luis Alberto, Milinkovic che non spende un fallo sacrosanto (per lennesima volta, sta diventando un maestro Jedi nellannullare la sua Forza per far passare lavversario, si smaterializza proprio) e via col secondo gol. Poi Maresca, lennesimo arbitro di livello medio basso che ci capita, fa perdere tutto il tempo che si poteva al Lecce (ci sta, gioco delle parti, tanto padre tempo avr il suo corso), il gioco si spezzetta. La Lazio finalmente ha un sussulto, e sale di tono, va pi forte, comincia a far paura per quanto finalmente ci sta provando. Pensate, al 70 aveva fatto 2 tiri, poi chiude con 6 nello specchio ma 20 tentati. Sale di livello, Pedro fa due magie incredibili (lo stop sulla prima da rivedere 100 volte, il tiro sulla seconda idem) ma il palo lo ferma. Essere laziali cos: dobbiamo recuperarla per forza, e tutto gira storto. Essere laziali cos, una specie di malavoglia di spegnere tutto, tirare il telecomando, andare via dallo stadio, interpellare chi di dovere, fare la conta di tutti i fallimenti della settimana che trovano eco e riverbero in una partita che sembra maledetta come quella dellandata. E invece restiamo tutti. Squadra compresa. 

MILINKOVIC SAVIC FINISCE PER TERRA - Partiamo da l: Milinkovic, che fa una prestazione brutta, lennesima, comincia con Luis Alberto ad alzare il motore senza benzina, solo nervi, e rabbia e volont. No forze, solo cuore. Luis Alberto, mente del primo gol, prova ad ispirare, sulla fascia sgasa a dovere Pellegrini (ma lancialo titolare Sarri, ma che fai, lui e Pedro dallinizio sempre contro il Lecce, perch no, perch gente che va a 2 allora, sulla fascia sbagliata, pure tu ti ci metti), la Lazio ci prova. Solo che essere laziale cos: sembra tutto troppo, troppo difficile, troppo in semifinale la Roma, troppi loro, troppo sfigati noi, troppo duro tutto questo, troppo bello il tiro di Pedro e troppo difficile da sopportare lo stonck del palo. Milinkovic Savic, che perfino Kezman ha preteso di dover difendere, ma forse doveva raccoglierlo col cucchiaino, cade a terra a braccia aperte. La nostra immagine, come quando insegue Blin, perch siamo noi arrabbiati, noi che non ci devi far perdere tempo, noi che non ci vediamo pi dalla fatica, dalla stagione, da giocano sempre gli stessi, dalle fisse di Sarri e da Marcos Antonio che a contrasto ha la consistenza del sogno Champions, evapora. 

Ma essere laziale cos, rimanere tutti, fino allultimo cross di un impazzito Pedro, teso, forte per fortuna, un suo regalo alla nostra stagione, che mette in crisi tutti, si impenna, essere laziale il colpo di testa di Milinkovic che sembra troppo lento, troppo telefonato anche se sono tutti fermi, troppo laziale. Quel pallone lo sospingiamo noi con le grida, con le ulcere, con le sacre parole di poca relazione con leterno, con la voglia, con i sogni, con i muscoli di una corsa sfinita. Entra. Essere laziale quel grido isterico. Non so quanto peser alla fine questo punto, se sar piccolo o immenso, ma un macigno che si rotola via dal mio e dal nostro cuore. Essere tifoso di calcio cos, una specie di porta che collega la vita e la settimana ad un rettangolo verde illuminato a giorno, ad un pallone che sembra troppo lento, sconfitto. Ed un punto che oggi sembra piccolo perch siamo laziali, ci aspettiamo sempre il peggio, ma per come sta messa questa squadra, fragile, sulle gambe, isterica, spompata, derelitta, bella, pazza, per come siamo messi noi fragili, sulle gambe, isterici, spompati, derelitti, belli, pazzi, non sappiamo e non sapremo fino alla fine se sar grande come quel macigno che un pallone lentissimo ha spostato da un cuore. Essere laziali oggi cos, un cuore liberato da un macigno, un punto di cui non sappiamo nulla, un pallone lentissimo, allultimo respiro, che tracima lentamente in rete.

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