a Reggio Calabria non è la presentazione di un progetto sportivo, è una pura messinscena. Una rappresentazione teatrale completa di applausi registrati, dove la forma deve disperatamente coprire la totale mancanza di sostanza.
Si parte con il folklore delle origini rispolverate per l'occasione, una mossa stancante usata ogni volta che serve accreditarsi in una piazza. Si prosegue evocando il nome di Infantino per dare una spolverata di prestigio internazionale a un'operazione che di internazionale non ha nulla. E poi si arriva al vero nocciolo della questione: la multiproprietà e le "sinergie" con la Lazio.
parla di cambiare le regole della FIGC e al contempo promette autonomia finanziaria sta dicendo due cose incompatibili. Le "sinergie" nel calcio di oggi hanno un nome preciso: subalternità. Significa trasformare una piazza con una storia, una maglia e una dignità immense come la Reggina in un club satellite, un parcheggio per esuberi o un semplice avamposto politico.
I messaggi trasversali, le frecciate agli assenti e la retorica del salvatore incompreso servono solo a un riposizionamento personale. Non c'è alcun disegno di rilancio serio, c'è solo l'ennesimo tentativo di occupare uno spazio usando la passione popolare come merce di scambio.
Reggio e i suoi tifosi non hanno bisogno di comparse, di claque da studio televisivo o di promesse che cozzano contro i regolamenti. Meritano rispetto, trasparenza e una società che metta al centro la città, non i giochi di potere di chi la usa per propri fini. Tutto il resto è solo rumore di fondo