Ennesima sciocchezza. Nessuno lo ha scritto, ma per buttarla iin caciara tutto fa brodo.
Leggendo i tuoi post emerge sempre chiaramente il riferimento agli ultras come unico motivo dei mali della Lazio. Che non siano una arciconfraternita me ne sono accorto anche io, che siano però l’unico elemento che ostacoli il cammino, altrimenti fecondo, di un club come questa Lazio a me appare una distorsione eccessiva, da risultare falsa.
Le dinamiche spesso viziose del rapporto tra club e ultras sono le stesse in molte parti d’Italia. La presa di ultras interisti e milanisti sui loro club è roba da cronaca nera, altro che Gazzetta. Stessa cosa anche per la Juventus, sorvolo per esigenze di sintesi quanto succede in curvasudde. I rispettivi club, però, fanno investimenti, allestiscono squadre di prim’ordine, mentre i loro ultras finiscono coinvolti in inchieste con arresti e condanne. E di cose ne succedono davvero tante e tutte molte impressionanti: roba da Narcos mexico.
Qui invece stiamo ad aspettare che l’azionista di maggioranza si scateni per vendicarsi di 20 anni di campagna d’odio, vittima di una campagna paragonabile – nientedimeno – a quella di eserciti che distruggono ospedale per colpire terroristi. Il paragone mi sembra un po’ troppo forte, sicuramente fuori scala.
Alla maggioranza dei tifosi di queste guerre di religione frega il giusto, ossia zero, ma zero spaccato. Il tifoso medio laziale (o meno) vuole solo una cosa: 11 giocatori che scendono in campo possibilmente per vincere o per sognare. Niente altro. E quando questo accade tutta la pubblicistica e la storiografia sugli ultras come male del calcio viene spazzata via (come accadde con la Lazio di Delio Rossi terza in classifica nel 2006-07, si proprio il periodo dei
troubles)